Perché un sottosegretario alla Giustizia, penalista, apre una srl con una diciottenne figlia di un uomo nell'orbita della Dda?

Il 16 dicembre 2024 il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia) firma a Biella la costituzione di una srl. Il 50% va a Miriam Caroccia, diciottenne romana, amministratrice unica. Suo padre, Mauro Caroccia, è il prestanome del clan di Michele Senese: condannato in via definitiva con aggravante mafiosa.

Non lo sapeva, dice Delmastro. Solo che Caroccia promuoveva il ristorante sui social. Solo che Delmastro ha cenato in quel locale, e Miriam non lo ha riconosciuto: è stato Mauro infatti a presentargli il suo socio, gestendo lui stesso la sala.

La parte più istruttiva però è la cronologia. Quando la Corte d’Appello, nel secondo processo, reintroduce l’aggravante mafiosa e condanna Caroccia,  Delmastro trasferisce il suo 25% alla G&G Srl, società immobiliare di cui detiene il 100%. Il 19 febbraio 2026 la Cassazione rende definitiva la condanna. Otto giorni dopo la G&G cede tutto. È casuale?

Delmastro da parte sua invoca il «rigore etico e morale» che lo contraddistingue e aggiunge la scorta come certificato d’integrità. Sostanzialmente si difende con il curriculum della vittima mentre siede al ministero che sorveglia la cella del padre della sua ex socia.

La domanda è una: perché un sottosegretario alla Giustizia, penalista, apre una srl con una diciottenne figlia di un uomo nell’orbita della Dda? La risposta potrebbe essere nell’omissione patrimoniale all’Antitrust e nelle quote girate prima a sé stesso.

A quattro giorni dal referendum, il principale sostenitore del Sì è condannato in primo grado per rivelazione di segreto nello stesso ministero in cui lavora. La scorta non c’entra un fico secco, quella al massimo attesta una minaccia ricevuta; il rigore etico è tutt’altra cosa.

Buon venerdì.