Dunque il referendum che non era “politico” in poche ore ha infilzato un sottosegretario alla giustizia (Andrea Delmastro), la capa di gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi e una quasi ex ministra al Turismo (Daniela Santanchè) bel giro di qualche ora.
C’era da aspettarselo. Una presidente del Consiglio che da quattro anni dà la colpa dei suoi fallimenti polirtici sempre ad altri non poteva che esimersi dal consumare la vendetta per il capitombolo referendario contro qualcuno. C’è da scommettersi che l’avrebbe fatto ben più volentieri contro i giudici o contro quei 14 milioni e mezzo di italiani ma il voto, per fortuna, non glielo consente.
Forse Meloni pensa così di scrollarsi di dosso la sua prima cocente sconfitta nel più infantile dei modi, ovvero attribuendola agli altri ma no, non funziona e no non basterà. È la stessa Meloni che s’è tenuta stretto l’amico Delmastro dopo una condanna di otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, reato gravissimo per un uomo di Stato in un ministero così delicato. È la stessa Meloni che definisce “una leggerezza” il mettersi in società con un mafioso, tramite figlia sacrificale, e sorridere e cenare con lui.
È la stessa Meloni che ha difeso Bartolozzi, e quindi anche il ministro Nordio, per avere gentilmente liberato uno stupratore criminale libico come Almasri. È la stessa Meloni che non ha alzato ciglio per l’accusa alla ministra Santanché di avere truffato lo Stato che in questo momento rappresenta. È la stessa Meloni che non riesce a scollare Santanché dalla poltrona del ministero del Turismo.
A uscirne scassata è lei. Lei che voleva essere ricordata mentre dialogava con i grandi della terra e invece si svela come capobanda di inetti, inadatti e irresponsabili. E li ha scelti lei.
Buon mercoledì.




