La loro unica qualità è il potere che hanno. Sul serio, pensateci, nel giro di poche ore abbiamo assistito al ghigliottinamento di Giusi Bartolozzi, colei che voleva rifondare il significato della parola giustizia. Poi è stato il turno di Andrea Delmastro, quello che in pubblico voleva vedere soffocare i mafiosi con cui in privato entrava in società attraverso la figlia di un prestanome. Poi è stato il turno di Daniela Santanchè, donna insicura ma vanitosa del suo potere e del fascino che ne deriva, che ha sempre avuto come unico pregio il suo poter vantare vicinanza ai potenti. Infine c’è Maurizio Gasparri, statista quanto la sua carota che ha agitato contro Sigfrido Ranucci e Report, uno che in un Paese meritocratico sarebbe un troll nel chiaroscuro della sua cameretta.
Non è finita qui. In Forza Italia nel mirino c’è il capogruppo alla Camera Paolo Barelli (vi state chiedendo chi sia? Ecco, appunto) e poi su su fino al ministro Antonio Tajani, che ormai è diventato un aggettivo: “fare il Tajani” è il nuovo sinonimo di filare e non tessere.
Tutta gente che non esisterebbe senza il suo potere. Persone che se non fossero parlamentari, se dovessero confrontarsi con il normale mondo del lavoro, sarebbero laterali in qualsiasi fabbrica o in qualsiasi ufficio. Ed è così anche per i non dimessi, quelli che siedono in posti di potere per vicinanza alla presidente del Consiglio: una classe dirigente indegna che è un’offesa per tutti i lavoratori.
Loro sono il loro potere, solo quello. Per questo ci si abbarbicano ossessivi e violenti. Se cade quello, cade tutto.
Buon venerdì.




