Da qualche tempo - con una certa insistenza negli ultimi giorni - è tornata di moda una critica radicale al diritto internazionale. Lo si descrive come un sistema inutile, inefficace, talvolta addirittura “morto”. Un diritto che non avrebbe più alcuna presa sulla realtà del mondo. È una tesi suggestiva, ma anche piuttosto superficiale. Prima di decretarne il funerale, forse sarebbe il caso di capire che cos’è davvero questo strano diritto. Il diritto internazionale, a differenza di quello statale, non nasce da un’autorità sovrana che impone le norme dall’alto. È piuttosto il prodotto di una lunga sedimentazione storica: trattati, consuetudini, accordi, decisioni giudiziarie. In altre parole, è un linguaggio giuridico costruito dagli stessi Stati per regolare i propri rapporti reciproci. Non è mai stato un sistema perfetto, né tantomeno onnipotente. Non è però neppure un’illusione.
Fin dalle sue origini moderne, tra il XVII e il XVIII secolo, il diritto internazionale ha convissuto con guerre, rivalità e rapporti di forza. Nessuno ha mai pensato seriamente che potesse eliminare il conflitto dalla storia. La sua funzione Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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