Benedetta Fiorini è già stata deputata di Forza Italia poi passata alla Lega, senza precedenti nel settore cinematografico, nel CdA di Enac e appena eletta in quello di Eni. Fino a poche settimane fa era nella sottocommissione del Ministero della Cultura che ha bocciato i 131.000 euro chiesti dal film “Tutto il male del mondo” su Giulio Regeni.
Ieri mattina al Quirinale il ministro Giuli ha definito quella bocciatura «un’inaccettabile caduta». Ha promesso «mai più». Giuste parole, per chi ha firmato la nomina.
Funziona così: i corpi intermedi imparano a leggere l’aria. La stessa Meloni aveva parlato di “filmopoli del PD”. Speranzon (FdI) aveva dichiarato finita la pacchia dei «film inutili coi soldi dei contribuenti». Donzelli scriveva di «mangiatoia» e «case amiche della sinistra». In quel clima nessuna direttiva serviva.
Ginella Vocca, unica ad aver dichiarato la propria opposizione nella sottocommissione, si è dimessa scrivendo di essersi «fermamente opposta». Con lei hanno lasciato Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti. Nella stessa sessione: un milione al biopic su Gigi D’Alessio, 800.000 a un film di Pingitore.
È lo stesso meccanismo che ha prodotto il monologo di Scurati cancellato all’ultimo minuto dalla Rai e la notizia del treno di Lollobrigida data da RaiNews24 solo dopo che il comitato di redazione aveva scritto una nota di protesta. Nessun ordine scritto. Solo l’aria.
Giuli si duole. Ma è la stessa aria che il suo governo ha respirato con soddisfazione, presentando ogni finanziamento alla cultura come un furto. Chi semina vento raccoglie tempesta e la chiama «mai più».
Buon mercoledì.




