La si spara grossa per calmare i bassi istinti di chi potrebbe preferire un'altra destra, quella dell'ex generale Roberto Vannacci e poi si sbatte il muso contro la Costituzione

Conviene cominciare con le proporzioni, almeno per comprendere la minuteria che riempie le prime pagine: parliamo di meno di mille classi, parola del ministro, su 34mila che hanno più del 30 per cento di stranieri. A tanto si riduce il tetto che Giorgia Meloni aveva gridato domenica dal palco di Fenix: ieri il ministro Giuseppe Valditara ha spiegato al Corriere della Sera che toccherà solo chi ignora l’italiano, e che si sposta solo chi trova posto. Pugno di ferro pieno di condizionali, quindi.

È il metodo di un governo che dal 2022 ha varato 132 decreti-legge e perso tutte e tre le riforme promesse: separazione delle carriere bocciata dal referendum di marzo, premierato fermo alla Camera dal 2024, autonomia smontata dalla Consulta. Riforma pochissimo e parla moltissimo, certo che la comunicazione sia la politica, anzi tutta la politica. Murray Edelman lo aveva scritto nel 1964: il potere distribuisce simboli per rassicurare le masse, e qui è avanzato solo il simbolo.

La si dice grossa per calmare i bassi istinti di chi potrebbe preferire un’altra destra, quella dell’ex generale Roberto Vannacci (baby pensionato a 56 anni, mi piace sempre ricordarlo) e poi si sbatte il muso contro la Costituzione. Lunedì ad Amatrice Sergio Mattarella, che della Costituzione guarda caso è il garante, ha ricordato che la scuola «è aperta a tutti», e ieri il tetto era già annacquato. Del provvedimento a loro interessa poco, quasi niente. Il 30 per cento c’è già dal 2010, in una circolare di Mariastella Gelmini che riguardava proprio chi l’italiano lo mastica poco. Conta la “sensazione”, la politica “percepita”, per elettori che evidentemente non hanno l’auto, non fanno benzina e non pagano le bollette, per poter amare così spassionatamente solo la percezione. Beati loro.

Buon mercoledì.

Foto Gov