«Sto lavorando giorno e notte insieme a una schiera di tecnici, di ingegneri e di docenti universitari», giurava venerdì Matteo Salvini, collegato con Fiuggi. Sabato la schiera ha perso il suo generale. Valerio Mele, direttore tecnico della Stretto di Messina dal 2023, dal 1° ottobre fa il direttore operativo di Anas e la società giura che era deciso da tempo Bah, sarà pure vero: resta il fatto che l’ingegnere che quel progetto lo segue dall’inizio, proprio mentre la delibera torna al Cipess, il comitato che deve approvarla, ha preferito le strade statali. È l’ennesima sfiducia, stavolta firmata da dentro.
Quel ponte del resto è la collezione completa dei fallimenti del ministro, che ha promesso i cantieri per l’estate 2024, poi per l’estate 2025, poi fra settembre e ottobre. Il 29 ottobre 2025 la Corte dei conti nega il visto alla delibera da 13,5 miliardi e lui, stando a un leghista oggi indagato e intercettato dai carabinieri del Ros, scrive “se i magistrati vogliono la guerra, guerra sia”. Poi rinnova in anticipo il Consiglio superiore dei lavori pubblici, che gli restituisce 361 prescrizioni vincolanti, mentre il sottosegretario leghista Alessandro Morelli prospettava a Milano Finanza la seconda delibera entro la fine di settembre. Settembre finisce, la delibera aspetta ancora l’istruttoria e intanto dal ponte scende proprio il capo dei suoi tecnici.
Insomma, quando anche il direttore tecnico ti preferisce le buche delle statali un ministro normale si farebbe due domande, mentre Salvini si tiene la schiera dei microfoni, l’unico pezzo del ponte che regge.
Buon lunedì.




