I bambini riconoscono l’altro prima che qualcuno insegni loro a discriminarlo. La scuola dovrebbe formare umanità, non costruire differenze.

La competizione per la sopravvivenza è ciò che caratterizza le specie animali e anche quelle vegetali. Una competizione che viene regolata dalla selezione naturale, un adattamento alla realtà circostante in cui la relazione con l’esterno ai confini del vivente avviene tramite una selezione casuale del carattere che poi interagirà con l’ambiente.

Questa selezione casuale significa che non c’è alcuna intenzione nella prevalenza di un carattere non aggressivo rispetto ad uno aggressivo perché esso deriva soltanto dalla sua efficacia nel rapporto con la realtà. Gli animali, quand’anche sviluppano conoscenza nella loro vita, intesa come imparare a rapportarsi all’ambiente in modo più efficace, sono solo limitatamente in grado di comunicarla ai loro simili. E questo dipende sicuramente da quanto sono in grado di interagire con i propri simili. Gli animali certamente comunicano tra loro e hanno anche linguaggi, per esempio quello delle api, per comunicare informazioni complesse come dove trovare il polline.

Ma questa comunicazione è sempre funzionale alla sopravvivenza, propria e del gruppo. Il lavoro quotidiano di qualunque animale è procurarsi il cibo che gli serve per la sopravvivenza e sopravvivere alle minacce dell’ambiente, anche quelle che provengono da altri animali.

Potremmo dire che il pensiero prevalente dell’animale è come sopravvivere, come soddisfare il bisogno quotidiano di cibo, per esempio andando a caccia delle prede, e come difendersi dalle minacce dei predatori, dalla loro aggressività. Proprio per questa caratteristica di derivare da un bisogno di sopravvivenza l’aggressività animale non può essere definita violenza, parola e concetto che si riferiscono evidentemente a qualcosa di esclusivamente umano. La specie umana ha un pensiero che non è solo soddisfazione per la soddisfazione dei bisogni. Non è un pensiero che deriva da uno squilibrio chimico del corpo che chiama la necessità di cibo. Il pensiero umano è capace di astrarsi dalla realtà materiale. Possiamo immaginare e pensare a ciò che è stato o a ciò che non è ancora. Possiamo con questo inventare cose nuove, capacità che gli animali non hanno. Nessun animale si veste per proteggersi dal freddo o ha inventato le scarpe per proteggere le zampe. Nessun animale usa oggetti o colori per decorare il proprio corpo, per essere più “bello”, altro concetto esclusivamente umano. Poi l’immagine comparsa nella mente si materializza nella realtà con segni che non esprimono bisogni ma affermano l’esistenza di un pensiero che è gioia di vivere. Compare la linea che delimita uno spazio, definisce una figura e rappresenta la separazione tra sé e il mondo. La specie umana, in ogni zona del mondo essa si trovi, ha sviluppato il linguaggio articolato. Forme diverse e suoni diversi. E poi la linea che trasforma in realtà visibile il suono. Compare la scrittura, altra caratteristica universale della specie umana, nelle sue infinite declinazioni da ideogrammi a scrittura alfabetica.

Viviamo un tempo straordinario in cui la nostra capacità di comunicare con gli altri si è potenziata ad un grado mai visto nella storia. Siamo in grado di comunicare in tempo reale con chiunque nel mondo. La voce e lo scritto, le immagini possono essere create e trasmesse con facilità.

Malgrado ciò, malgrado considerazioni ovvie come quelle che ho cercato di sintetizzare in premessa, ci troviamo ancora a dover ascoltare argomentazioni senza senso che sostengono che bambini che non parlano italiano non sarebbero in realtà bambini e vanno esclusi, messi in minoranza per la difesa dell’italianità. Mi ha ricordato quello che diceva papa Bergoglio quando diceva che i bambini non battezzati non sono come quelli battezzati. Pensiero razzista e omicida che considera il diventare esseri umani solo con il battesimo. Il prima è pura animalità. Il prima o il non battezzato (o il non italiano) non è realmente umano, è meno di umano rispetto ad un più umano del battezzato (o dell’italiano). Questo “ragionamento” è fallace semplicemente perché il più e il meno non si applicano all’umano. L’umano o esiste o non esiste. Non c’è un umano animale così come non esiste un animale umano. Non esiste un umano meno umano degli altri. Gli esseri umani sono tutti umani, nessuno escluso. Tutti hanno la capacità di immaginare, tutti hanno la capacità di fare la linea e di scrivere o imparare a scrivere. Tutti parlano, anche se con dei suoni che solo alcuni comprenderanno nella lettera di quello che dicono, ma tutti sapranno che si tratta di una lingua. Posto che è necessariamente vero che tutti siamo umani e non esiste un umano meno di un altro, va capito cosa succede alla mente dei purtroppo non pochi che sostengono che invece non siamo tutti umani e che ci sono alcuni che lo sono meno, che sono un’umanità a metà che avrebbe bisogno di essere educata ed integrata per essere “italiana”, parola che evoca l’addestramento degli animali per renderli ammaestrati, meno selvaggi, più rispondenti a ciò che noi vogliamo.

La biologia da almeno due secoli sa che non esistono le razze umane. Siamo tutti la stessa specie, non esiste una biologia che sia più umana delle altre. Maggiore e minore umanità che non si sa poi in base a cosa sarebbe da misurare.

I razzisti moderni sanno bene che la biologia non li aiuta. E in realtà lo hanno sempre saputo. Perché la verità è che pensano che “quelli là” non sono esseri umani perché non sono stati educati secondo la cultura e la religione di noi popolo eletto, quelli che sono stati scelti da dio come i prescelti. Non devono corrompere la nostra purezza, non devono essere più del 30% perché altrimenti inquinerebbero la purezza del pensiero astratto e razzista che deve essere inculcato nei bambini fin da quando sono piccoli. Anche se va detto che c’è in realtà un pensiero di fondo che gli esseri umani nascono legno storto e poi vanno raddrizzati, per quello che è possibile. Anche se i più razzisti probabilmente pensano effettivamente ad una razza italiana come predestinata e superiore. Perché i bambini hanno questa splendida realtà per cui non notano nemmeno se il bambino con cui giocano parla italiano oppure no o se ha la faccia scura per la maggiore melanina sulla pelle o se ha una forma degli occhi che non si vede normalmente.

I bambini hanno rapporto con gli altri spontaneamente, senza bisogno di alcuna educazione. Hanno un affettività che è naturale e connaturata al loro essere al mondo. Sanno perfettamente riconoscere un altro essere umano senza bisogno che gli venga spiegato. I razzisti vorrebbero invece che i bambini vengano educati a distinguere e a discriminare, a dire “quelli sono diversi da noi e noi siamo i prescelti”. La scuola come formatrice di razzismo invece che formatrice di umanità. Anche la parola diversità è profondamente sbagliata. Perché non c’è alcuna diversità tra bambini che hanno storie e origini diverse. C’è certamente una differenza biologica e di forma del pensiero che è la realtà di tutti gli esseri umani al mondo, ognuno unico e irripetibile, ma allo stesso tempo uguale a tutti gli altri nel sapere che tutti siamo esseri umani uguali. Ma al fondo, c’è un contenuto che è una idea di possibilità di rapporto con gli altri per una uguaglianza originaria, anche con chi in apparenza è più diverso da noi.

Come spesso ha fatto, il governo Meloni affronta temi complessi in maniera scomposta non volendo affrontare i possibili problemi come, per esempio, la realtà di classi e bambini che potrebbero avere bisogno di più aiuto rispetto a quanto già fa la scuola, e si preoccupa invece di mandare un messaggio politico e ideologico violentissimo. Forse va pensato che i leader della destra, come tutti i razzisti, abbiano in realtà una grande paura. Quella di diventare irrilevante se sconfitta alle prossime elezioni, di tornare a guidare un partito del 4%, come sta accadendo alla Lega e a Forza Italia. Ha paura che le persone realizzino di essere molto migliori di come vengono pensate e rappresentate da Meloni e dai suoi compari. La grande paura della destra è di essere vista per quella che è: un residuo di un passato che inesorabilmente sta tramontando e lentamente scomparirà per sempre. Lo dimostra anche la vittoria della Linke a Berlino, votata da tanti giovani con un programma di espropri immobiliari ma passata sotto traccia da parte di tutti media per strepitare della vittoria di AfD in una regione da cui i giovani emigrano. Di nuovo per dire che siamo tutti cattivi e razzisti: va ribadito con forza che non è affatto vero.

Foto Gov