Non accettava che la miseria fosse una condanna naturale. Da autodidatta fece della conoscenza e dell’organizzazione politica gli strumenti con cui gli sfruttati potevano diventare soggetti della storia. Con il libro Compagno Di Vittorio Annalina Ferrante rimette al centro una figura fondamentale della lotta sindacale

Emilio Sereni dalle pagine de l’Unità, ad un mese dalla morte, così ricordava e tracciava una prima interpretazione del percorso umano e politico di Giuseppe Di Vittorio : «Un miracolo sembra, questa storia del contadino povero pugliese divenuto il dirigente più popolare e più amato non solo dei suoi braccianti e dei suoi contadini meridionali, ma degli operai di Milano e di Torino, degli impiegati di Roma come dei maestri e professori di Firenze e di Bologna poi della Federazione sindacale mondiale. Non un miracolo, ma una storia di dure lotte, non scevra di incertezze e di errori, di difficili conquiste, che è la storia stessa del movimento operaio italiano nell’ultimo cinquantennio».

È questa l’epigrafe che noi leggiamo come il sugo di tutta la storia del corposo lavoro di Annalina Ferrante Compagno Di Vittorio. Storia e lotte di un sindacalista scomodo, con prefazione di Edmondo Montali per le edizioni de L’Asino d’oro. Nell’introduzione si sottolinea l’attualità, l’utilità e pur anche il bisogno di riandare ad una figura come la sua, assieme all’indicazione di una analogia del momento attuale con i primi anni del secolo scorso, dove estrema polarizzazione sociale, esclusione del lavoro dalla cittadinanza democratica e violenza sociale e politica facevano da cupo sottofondo a

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