Le idee in Parlamento finiranno per somigliarsi tutte e chi la pensa in un altro modo resta fuori dalla porta

Che la legge elettorale della destra sia una truffa ormai lo sappiamo bene. Solo che è anche un termometro, e misura due distanze. La prima distanza è quella con gli elettori, che alle politiche del 2022 si sono fermati al 63,9%, il minimo della storia repubblicana, e che con liste bloccate e premio abnorme rischiano di diradarsi ancora, come hanno scritto 158 costituzionalisti in un appello caduto nel vuoto. La seconda distanza è più grave ed è quella con i cittadini attivi, quelli che provano ad avvicinarsi alla politica senza passare per forza dalle segreterie dei partiti e dai loro maggiorenti: per loro le firme salgono da 1.500 a 6.000 per collegio, almeno 450mila per presentarsi ovunque, mentre la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa raccomanda di restare sotto l’1% degli elettori.

La scusa ufficiale della maggioranza sono le liste civetta, i simboli minuscoli che confonderebbero gli elettori. Ieri alla Camera Riccardo Magi (+Europa) ha messo in fila il dato che abbiamo lasciato scivolare via troppo facilmente: nel 2022 sulle schede c’erano 23 simboli, quasi il minimo storico, e meno di così, come ha ricostruito il manifesto, se ne videro solo nel 1976.

Elettori sempre meno, partiti sempre meno. Così le idee finiscono per somigliarsi tutte e chi la pensa in un altro modo resta fuori dalla porta, in una frattura che è sociale prima ancora che politica. Lo ha ricordato sempre Magi: Fratelli d’Italia nel 2013 prese l’1,96% ed entrò in Parlamento lo stesso, appena nato e piccolo come quelli che oggi lascia sul pianerottolo. La scala da cui sono saliti, insomma, adesso la tirano su.

Buon venerdì.

Giulio Cavalli
Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.