Le dinamiche politiche e culturali che hanno segnato l’ultimo periodo della campagna presidenziale brasiliana del 2026 sono state caratterizzate da un conflitto religioso protrattosi per settimane, con la Corte Suprema, divisa in fazioni, costretta a intervenire più volte nel tentativo di riportare ordine tra i candidati.
Negli ultimi giorni, una notizia virale ha sollevato polemiche: si diceva che Flávio Bolsonaro, candidato di destra e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, volesse rimuovere il titolo di “Santa patrona del Brasile” alla Madonna nera, venerata da milioni di cattolici sotto il nome di “Nossa Senhora da Aparecida”.
La voce si è alimentata grazie alle opinioni di alcuni personaggi vicini al candidato, come il pastore JB Carvalho, guida della chiesa evangelica Comunidade das Nações frequentata da Flávio Bolsonaro. In un libro scritto nel 2001, il pastore criticava il culto della “Regina dei Cieli” e suggeriva di revocare il titolo attribuito ad Aparecida dalla Chiesa Cattolica. Un ex deputato e collaboratore di Jair Bolsonaro, Victorio Galli, aveva proposto un disegno di legge nel 2007 per limitare il titolo di santa patrona solo ai cittadini cattolici, proposta poi archiviata nel 2008.
Per limitare i danni d’immagine tra i votanti cattolici, Flávio Bolsonaro è apparso in pubblico con un’immagine all’uncinetto della Madonna di Aparecida poco riconoscibile. Ha inoltre accusato alcuni membri della Conferenza Episcopale del Brasile (CNBB) di diffondere false informazioni a favore di Lula, accuse che la CNBB ha fortemente respinto.
La controversia richiede una comprensione profonda del significato della Cidinha (nome affettuoso dato dai devoti alla Madonna nera) per la società brasiliana, evidenziando come tali dibattiti abbiano oscurato programmi e discussioni elettorali. La statuetta, trovata nel fiume Paraíba do Sul nel 1717 da tre pescatori, fu dichiarata Patrona del Brasile da papa Pio XI nel 1930 e riconosciuta dal presidente Getúlio Vargas nel 1931 come simbolo dell’unità nazionale.
Per i brasiliani, Aparecida è parte integrante non solo della gerarchia ecclesiastica, ma del vissuto quotidiano: presente nelle case, nei negozi, nelle auto e nella musica popolare. Qualsiasi attacco alla figura della Cidinha viene percepito come un’offesa alla memoria collettiva della popolazione povera e nera, rappresentando l’unione tra la devozione cattolica, la cultura afro-brasiliana e la musica popolare.
Recenti atti vandalici contro chiese cattoliche e la distruzione di statue hanno scosso profondamente il Paese. Episodi simili avevano già suscitato scalpore quando nel 1995 un pastore dell’Igreja Universal do Reino de Deus (IURD) prese a calci una statua della Madonna in diretta televisiva. A distanza di quasi trent’anni, la IURD ha fondato il partito Repubblicano, che appoggia Flavio Bolsonaro.
Il presidente Lula da Silva si è sempre identificato come cattolico con una fede ancorata alla sua storia personale. D’altro canto, Flávio Bolsonaro si dichiara evangelico e si battezzò nel 2024 nella chiesa Comunidade das Nações. Il suo discorso politico riflette spesso il linguaggio del movimento neo-pentecostale.
In uno Stato teoricamente laico come il Brasile, secondo la Costituzione del 1988, la religione continua a essere lo strumento di mobilitazione elettorale maggiormente efficace tanto per le destre quanto per la sinistra.
L’identità politica e religiosa di Flávio Bolsonaro è saldamente legata al movimento neopentecostale, che vede il supporto a Israele come fondamentale tanto teologicamente quanto geopoliticamente. Nella teologia di molte Chiese neopentecostali brasiliane, sostenere Israele e Gerusalemme rappresenta il compimento delle profezie bibliche. Le bandiere israeliane sono ormai una presenza fissa nelle manifestazioni pubbliche del bolsonarismo e nei culti evangelici.
Nel gennaio 2026, Flávio ha incontrato a Gerusalemme il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una conferenza internazionale contro l’antisemitismo. Il primo ministro israeliano ha ricambiato il favore prendendo parte attiva nella campagna elettorale presidenziale brasiliana durante l’evento di presentazione della candidatura di Flávio a San Paolo (luglio del 2026). In un messaggio video, Netanyahu ha espresso il suo sostegno all’avversario di Lula, descrivendo Flávio come “un grande amico e sostenitore dell’amicizia tra i nostri popoli”.
Flávio ha annunciato che, se eletto Presidente, proclamerà che “il Brasile appartiene a Gesù Cristo”. Per la base evangelica e pro-Israele, questa dichiarazione rappresenta un’affermazione di fede e un’alleanza spirituale; tuttavia, molti elettori cattolici, considerando anche i precedenti del suo entourage, hanno percepito questo come una minaccia implicita di “sostituzione” del simbolo della Madonna di Aparecida con una nuova agenda religiosa neo-evangelica e pro-Israele, che in questo momento sta cacciando anche i cattolici tanto dai territori occupati illegalmente, quanto dai confini delimitati dall’ONU .
Un tema centrale della campagna di settembre 2026 è stata la piaga delle scommesse sportive e dei casinò online, note come bets, che ha colpito milioni di famiglie brasiliane appartenenti alle classi popolari. Secondo la Banca Centrale brasiliana, le perdite nette dei cittadini sulle piattaforme di scommesse online hanno raggiunto circa 10-11 miliardi di euro. I report indicano che 5 milioni di beneficiari del programma Bolsa Família stanno utilizzando i fondi per la sopravvivenza su queste piattaforme.
Le stime dell’impatto sul bilancio familiare, tratte dalle indagini della Confederação Nacional do Comércio de Bens, Serviços e Turismo (CNC), mostrano una riduzione del 40% delle spese in cibo e farmaci e un aumento delle iscrizioni ai registri di morosità del 29%, causati dal gioco d’azzardo, legalizzato durante il governo di Michel Temer nel 2017.
Molte correnti neopentecostali utilizzano una narrativa che associa l’economia alla spiritualità, rappresentando la fede come una “scommessa con Dio” in cui i fedeli investono aspettandosi un ritorno finanziario e spirituale. Questa mentalità ha reso i settori neopentecostali e popolari particolarmente vulnerabili al fenomeno delle scommesse, portando molte famiglie all’indebitamento eccessivo. Il problema è diventato prioritario anche all’interno delle comunità religiose locali.
In risposta all’emergenza sociale e alla forte richiesta di protezione proveniente sia dai cattolici che dagli evangelici indebitati, il presidente Lula ha firmato la settimana scorsa una misura provvisoria per vietare le scommesse sportive e i giochi online in tutto il Brasile. Secondo il Ministero della Salute, il costo annuo per l’assistenza legata alla dipendenza da gioco era salito a 5,01 miliardi di euro.
La decisione di Lula contro le bets è stata accolta favorevolmente da oltre il 60% degli elettori e ha rappresentato un segnale forte rivolto alle famiglie indebitate, rafforzando la sua posizione nei sondaggi e sottolineando il suo impegno a proteggere la stabilità familiare, mentre la destra perdeva terreno sul fronte religioso.
Il ruolo della potente Rede Globo ha chiuso il sipario sulla caotica campagna elettorale brasiliana, fatta di colpi di scena teatrali fino all’ultimo minuto, in un intreccio complesso tra media, influenze esterne, religione e giustizia.
L’annullamento dell’ultimo dibattito pre-elettorale non è stato dovuto alla scelta strategica di Lula di non partecipare o alle restrizioni del Tribunale Elettorale, che imponevano di evitare scene plateali, come porre domande alla sedia vuota del Presidente della Repubblica. In realtà, Rede Globo ha deciso di cancellare l’evento dopo il ritiro di Flávio Bolsonaro, causato dall’imposizione della presenza del candidato Renan Santos tramite un’ordinanza del tribunale.
La Corte Suprema Elettorale brasiliana (Tse) aveva sospeso la campagna elettorale del partito di Renan Santos un mese fa, dopo che è stato accertato che profili irregolari stavano diffondendo contenuti sui social favorevoli al candidato.
Renan Santos, co-fondatore del movimento di destra MBL (Movimento Brasil Livre) e candidato del partito “Missão” (Missione, di estrema destra), si è rivelato una presenza destabilizzante nella campagna. Ha fatto notizia denunciando Flávio Bolsonaro al Tribunale Superiore Elettorale per presunta ingerenza statunitense illegale, accusando la sua campagna di ricevere supporto finanziario e mediatico da sostenitori trumpiani negli Stati Uniti (Rockbridge Network), oltre a corruzione, tema che ha trovato spazio persino sul Financial Times. L’imposizione della sua partecipazione al dibattito ha portato Flávio Bolsonaro a evitare lo scontro frontale ritirandosi.
Rockbridge Network si tratta di una rete di miliardari di destra fondata dal Vicepresidente USA J.D. Vance, che può contare con investitori e consulenti come Peter Thiel e una delle principali donatrici delle campagne di Trump e Netanyahu, Rebekah Mercer.
Dall’altra parte, la decisione di Lula di non apparire su Rede Globo riflette una lunga diffidenza verso l’emittente, accusata dal Partito dei Lavoratori di averlo ostacolato nei momenti cruciali della sua carriera. Dal montaggio sbilanciato del dibattito del 1989 a favore di Fernando Collor, un presidente che ha portato il Brasile al collasso economico degli anni 90’, fino alla copertura dei grandi scandali come il Mensalão e la Lava Jato in modo parziale, Rede Globo è vista dai partiti di sinistra e movimenti sociali come un ambiente ostile, e fortemente influenzato dai modelli commerciali, culturali e politici made in USA.
Foto in apertura: Flickr – profilo ufficiale di Lula




