Il governo ha ragione su un numero, uno solo: il fondo sanitario del 2026, 142,9 miliardi, è il più alto di sempre in valore nominale. Ieri alla Camera la Fondazione Gimbe gli ha messo accanto il resto, e il re è rimasto nudo: tra il 2023 e il 2026 il Servizio sanitario nazionale ha avuto 18,8 miliardi in meno di quelli che avrebbe ricevuto tenendo la quota di ricchezza nazionale del 2022, e nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a una visita o a un esame, circa 4 milioni per le attese e 3,1 milioni per i soldi.
Facendola semplice: il servizio sanitario nazionale si è impoverito. Del resto la propaganda copre le falle finché si sta bene. Poi ci si ammala e ognuno scopre da sé la visita che slitta di mesi, il medico che manca, l’ospedale in emergenza perenne. È un contagio. E quello nessun comunicato lo cura.
Col gasolio è uguale: lo sconto sulle accise ridotto a rate fino al 5 ottobre, il tetto di Eni ai prezzi per trenta giorni, gli autotrasportatori siciliani in fermo dal 16 al 20 ottobre. Cerotti e tutto attorno una bonifica dell’informazione per nascondere le ferite. Ieri il senatore Ignazio Zullo, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Sanità, ha liquidato il rapporto come “metodo a orologeria” di una “fondazione privata” mentre sui fondi europei per la sanità del Piano di ripresa Gimbe scrive che per 7 obiettivi su 10 mancano evidenze pubbliche abbastanza dettagliate da verificarli. Insomma, si governa il racconto e i dati si seppelliscono. Adesso sappiamo che la sanità è malata e sappiamo anche dove finisce il governo di Giorgia Meloni ogni volta che la realtà irrompe: nudo in sala d’attesa, col numerino in mano come tutti.
Buon giovedì.




