Altro che autorevolezza, viene da ridere

L’unica cosa stabile, stabilicum, in Italia è la smania di cambiare la legge elettorale in nome della stabilità. Dal 1948 al 1992 si è votato quasi sempre con lo stesso proporzionale, salvo la legge truffa del 1953 abrogata l’anno dopo, e poi è partito il luna park: Mattarellum nel 1993, Porcellum nel 2005, Italicum nel 2015 e mai usato, Rosatellum nel 2017 e adesso lo Stabilicum che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, relatore della prima, ha promulgato venerdì. Sono 5 leggi in 33 anni.

Solo che la stabilità c’era già. Il governo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è nato con il Rosatellum ed è diventato a settembre il più longevo della Repubblica. Fra gli sherpa della nuova legge c’è Roberto Calderoli (Lega), ministro per gli Affari regionali e padre del Porcellum che lui stesso chiamò porcata, e a novembre spiegava al Piccolo: «La peggior strada che si può prendere per scrivere una legge elettorale è quella in cui si pensa a come vincere». Aveva ragione, perché secondo l’economista Paolo Balduzzi su Lavoce dal 1993 la maggioranza uscente che si era approvata la propria legge non è mai stata confermata dal voto.

E pensare che Lucio Malan (FdI) l’anno scorso attribuiva alla stabilità del governo la credibilità ritrovata dell’Italia nel mondo, quando a rimettere in fila la storia, altro che autorevolezza, viene da ridere. L’intesa sullo Stabilicum, ha raccontato Avvenire, l’hanno chiusa in sei di notte nella sede di Fratelli d’Italia fra pizza, birra e cioccolatini: le regole di tutti, ordinate come una cena da chi vuole restare a tavola.

Buon martedì.

Foto Gov