Sono gli stessi che predicano la fatica agli altri, giornali amici compresi

Cinque. Tanti erano i deputati di maggioranza presenti martedì mattina a Montecitorio mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti spiegava lo scostamento di bilancio da 29 miliardi: tre della Lega, uno di Fratelli d’Italia e uno di Forza Italia.

All’uscita il ministro si è sfogato con Repubblica: «Eh, questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia», e il voto, badate bene, cadeva di martedì perché i deputati avevano rifiutato di rientrare il lunedì. Sono gli stessi che predicano la fatica agli altri, giornali amici compresi. Maurizio Belpietro su Libero nel 2014 scriveva che “molti giovani, invece di guardare in faccia la realtà e rimboccarsi le maniche, preferiscano illudersi”. Giorgia Meloni sbeffeggiava chi scioperava di venerdì, perché secondo lei il weekend lungo e la rivoluzione stanno male insieme, e Matteo Salvini chiedeva al segretario della Cgil di dire ai suoi tesserati di pensare a lavorare, a darsi da fare.

Chi sciopera ci rimette la giornata di paga, e loro fingono di ignorarlo. Il deputato perde 206,58 euro di diaria solo se salta le votazioni, e per risultare presente gli basta partecipare al 30 per cento di quelle della giornata. Nel pomeriggio infatti sono arrivati a premere il bottone: 216 sì, giornata salva. Questi sono quelli che cianciano di merito, che nel 2022 hanno inchiodato perfino sul nome del ministero dell’Istruzione: una truffa che scarica sul singolo il fallimento del sistema, e ieri il sistema erano loro, cinque banchi di maggioranza occupati, un ministro a parlare al velluto rosso e nessuno a cui togliere un euro.

Buon mercoledì.