L’Istat ha contato 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025, tra cui 1 milione e 136mila minori

Una parola sola andrebbe stampata ogni mattina in cima a ogni prima pagina, prima dello spread e dei retroscena di palazzo, sopra a tutto: povertà. Giovedì l’Istat ha contato 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025, tra cui 1 milione e 136mila minori.

La notizia è durata il tempo di un lancio d’agenzia su giornali che sempre meno gente compra. Povertà, ripetiamolo. Il 14,3% delle famiglie operaie è povero pur lavorando: timbrano il cartellino e restano poveri, che è il modo più educato per dire che in Italia un salario da operaio è ormai insufficiente a vivere. Oggi è la Giornata mondiale dell’alimentazione e il rapporto di ActionAid conta 4,2 milioni di persone che stanno sopra la soglia di rischio povertà e tagliano lo stesso sul carrello, perché prima si pagano affitto e bollette e il cibo arriva per ultimo, con quello che avanza. A giugno la Caritas ha detto di aver accompagnato nei suoi centri d’ascolto più persone che mai, 282.539 nel 2025.

Povertà, ancora, e il governo esulterà per il mezzo punto in meno, dal 9,8% al 9,3%. Solo che mercoledì in Senato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha assicurato che i soldi per la difesa lasciano intatte sanità e scuola, e la notte stessa le tabelle del Documento programmatico di bilancio spedito a Bruxelles mettevano 4,5 miliardi alla difesa e 2,4 alla sanità. Insomma, i conti tornano benissimo: il riarmo ha la sua riga nel bilancio dello Stato, la povertà ha la sua riga nel rapporto dell’Istat, e a Palazzo Chigi leggono soltanto la prima.

Buon venerdì.

Foto di Naitian(Tony) Wang su Unsplash