Il reato di blocco stradale esiste ma non vale per tutti

«A tutti ho chiesto buonsenso e rispetto per il lavoro degli altri», ha detto domenica il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ai camionisti che da fine settembre presidiano (con tutte le ragioni di questo mondo) caselli e porti del Sud. Oggi li riceve in Prefettura a Milano, con la cortesia che si riserva agli amici.

Ieri è stato chiuso il nodo fra A1 e A30, i camionisti hanno sbarrato il varco Bausan del porto di Napoli e la rilevazione di Consumerismo No Profit che ha raccontato il Fatto Quotidiano ha trovato banchi di frutta, carne e latticini vuoti o semivuoti in nove punti vendita di sette regioni. Il 13 ottobre undici associazioni dell’autotrasporto hanno scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che una parte della protesta aveva “superato il confine del dissenso pacifico”. Buonsenso, quello che si chiede agli amici.

Eppure il reato di blocco stradale esiste, l’ha voluto il governo nella legge 80 del 2025 e punisce chi ostruisce la strada con il proprio corpo, da sei mesi a due anni se si è in gruppo: vale per chi ha soltanto il corpo da mettere in mezzo. Per i ragazzi di Milano il trattamento è un altro. Dopo gli scontri di sabato la polizia ne ha portati in Questura 271, 220 minorenni, e 174 con il fermo di prevenzione che il decreto di febbraio già consente fino a 12 ore. Ieri a Palazzo Chigi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riunito ministri, polizia e intelligence e il governo prepara un decreto che estende il fermo ai minorenni, fino a 24 ore secondo i sottosegretari leghisti. Al camionista una sedia in Prefettura, al ragazzino una notte in Questura prima ancora del reato.

Buon martedì.

Foto Gov