«Conosciamo le difficoltà di tanti giovani», ha detto Giorgia Meloni (FdI) nel video registrato martedì sera dopo il Consiglio dei ministri, e subito dopo ci ha spiegato come intende curarle: un nuovo reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, punito da due a cinque anni di carcere, il fermo preventivo esteso ai ragazzi dai 16 anni, multe da 500 a 1.000 euro ai genitori. Insomma, la diagnosi è il disagio e la ricetta è la cella.
Del resto bastava guardare la solita sineddoche con cui la destra ha raccontato il fine settimana di Milano: le vetrine di via Torino e il supermercato saccheggiato al posto di un intero corteo contro il carovita, e pazienza se il venerdì, come ha ricostruito il Post, migliaia di studenti avevano sfilato pacificamente per le condizioni delle loro scuole. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lunedì aveva chiesto «un’analisi intelligente e approfondita». Missione fallita: gli hanno risposto con il codice penale. E per fortuna dal testo sono saltati, dopo l’unica eccezione sollevata dal Quirinale, i poteri di polizia giudiziaria per i 500 militari in arrivo in città.
Quattro anni di governo e l’allarme sicurezza è sempre lì, identico, con 57 nuovi reati contati dai penalisti: evidentemente i decreti servono a calmare gli intestini degli elettori, visto che le strade nel loro racconto restano sempre quelle di prima. Solo che chiudere in un angolo una generazione che chiede di arrivare a fine mese e di avere un po’ di speranza è il modo più rapido per alzare lo scontro. Se qualcosa andrà storto l’indirizzo è uno solo: Palazzo Chigi, dove le difficoltà dei giovani le conoscono benissimo.
Buon mercoledì.




