Account oscurati, contenuti limitati, accuse di interferenza: il voto brasiliano diventa un banco di prova globale sul potere delle piattaforme digitali. Il comitato elettorale di Lula denuncia restrizioni subite sulla piattaforma social e sospetti contatti con l’area bolsonarista

Le elezioni presidenziali in Brasile sono finite sotto la lente d’ingrandimento globale non soltanto per l’equilibrio geopolitico di una regione dove si contendono interessi cinesi e statunitensi, né solo per lo scontro politico in cui Lula affronta il figlio di Jair Bolsonaro, detenuto per aver architettato l’omicidio del presidente e un tentativo di golpe, ma anche per la trasparenza e l’imparzialità delle grandi piattaforme digitali.
Al centro della polemica si trova ora Meta, colosso tech proprietario di Facebook, Instagram e WhatsApp, accusato dal comitato elettorale di Lula di aver orchestrato interferenze per limitare la visibilità dei post a sostegno del Partido dos Trabalhadores e dello stesso presidente della Repubblica.
Martedì, l’Oversight Board, spesso definito informalmente la Corte Suprema di Facebook ha pubblicato una dichiarazione in cui si diceva «preoccupato» per le «ricorrenti carenze nell’applicazione delle norme» nei presunti sforzi di Meta volti a garantire l’integrità elettorale. Questo organo indipendente, istituito nel 2020 per emettere decisioni vincolanti e raccomandazioni sulla moderazione dei contenuti e il rispetto dei diritti umani sulle piattaforme di Meta, ha ricordato la rimozione di account di attivisti durante le proteste negli Stati Uniti alla vigilia delle midterm e confermato le «restrizioni tecniche che hanno colpito gli account di un candidato alla presidenza del Brasile».
Tali episodi hanno spinto attivisti e associazioni come CTRL+Z a protestare davanti alle sedi di Meta a San Paolo e Dublino, denunciando l’interferenza elettorale palese a favore del candidato di estrema destra Flávio Bolsonaro, con la sospensione, oscuramento o limitazione dei post di oltre mille account legati alla campagna di Lula.
Nel comunicato dell’Organo di controllo di Meta, divulgato ieri, si legge un’importante ammissione che potrebbe servire di base ad eventuali azioni giuridiche collettive (class action) utili a livello mondiale: «Abbiamo ripetutamente avvertito che, durante le elezioni e i periodi di acuta tensione politica, le carenze di Meta nella moderazione dei contenuti si manifestano spesso in due modi: un’applicazione eccessiva delle norme che sopprime il discorso politico e un’applicazione insufficiente che mina l’integrità elettorale. (…) L’applicazione eccessiva delle politiche antifrode di Meta nei confronti degli account pubblicitari del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva rappresenta una falla che avrebbe dovuto essere segnalata a un team interno di revisori esperti. In risposta alle carenze nella gestione da parte di Meta delle elezioni presidenziali brasiliane del 2022, il Consiglio ha invitato Meta a creare un quadro misurabile per valutare i propri sforzi a tutela dell’integrità elettorale, compresa la condivisione di metriche rilevanti. Sebbene Meta citi spesso metriche generali – come il numero di annunci archiviati o di account rimossi – manca ancora la definizione di indicatori pubblici in grado di valutare in modo trasparente l’efficacia, o le criticità, della propria applicazione delle norme. Questo deve cambiare».

L’Oversight Board ha inoltre richiamato alla memoria nel suo comunicato diversi casi analoghi: elezioni regionali nel Kurdistan iracheno, proteste antigovernative in Iran (con lo slogan di protesta censurato) e satira politica negli Stati Uniti (caso Harris-Walz). Ha sottolineato come la rimozione impropria di discorsi politici in prossimità di un voto possa minare l’integrità elettorale e produrre un effetto dissuasivo irreversibile sulla partecipazione politica. Infine, l’OB ha raccomandato che gli strumenti automatizzati di moderazione tengano conto del linguaggio, delle sfumature e del contesto politico per proteggere meglio il discorso politico non violento, e ha concluso: «Meta si è impegnata nel 2025 a garantire maggiore libertà di espressione e a ridurre gli errori in materia di elezioni e dibattito politico. Come dimostrano i recenti avvenimenti, l’azienda ha ancora molto lavoro da fare per mantenere quella promessa».

Finanziato tramite un fondo fiduciario autonomo (Oversight Board Trust), il Consiglio è composto da circa venti esperti mondiali in diritto costituzionale, giornalismo, diritti umani e tecnologia. Tra i suoi membri più noti figurano Helle Thorning-Schmidt, ex prima ministra della Danimarca ed ex CEO di Save The Children; Tawakkol Karman, attivista e giornalista yemenita, Premio Nobel per la Pace; Michael W. McConnell, ex giudice della Corte d’Appello statunitense e professore di Diritto Costituzionale a Stanford; Catalina Botero Marino, giurista colombiana ed ex Relatrice Speciale per la Libertà di Espressione della Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH); e Alan Rusbridger, celebre giornalista britannico ed ex direttore del Guardian. In risposta a un ultimatum del giudice della Corte Elettorale brasiliana (TSE), Marco Aurélio Bellizze, Meta ha assicurato parità di trattamento tra le campagne di Lula e Flavio Bolsonaro, impegnandosi a sottoporre qualsiasi blocco automatico a revisione umana entro due ore.
Tuttavia, quanto rilevato, nonché accertato dalla magistratura elettorale brasiliana in queste ore, era già stato denunciato dall’avvocata boliviana Nadia Beller, il 13 ottobre scorso, al giornalista Julián Macías Tovar.
Ex compagna di Fernando Cerimedo, il guru digitale delle campagne elettorali di Javier Milei (Argentina), Rodrigo Paz (Bolivia), Daniel Noboa (Ecuador), José Antonio Katz (Cile) e Jair Bolsonaro, Beller, che era incinta, è sopravvissuta a un grave attentato a colpi d’arma da fuoco ordito proprio da Cerimedo.
Rinchiuso in custodia cautelare nel carcere di massima sicurezza di Chonchocoro, in Bolivia, lo stratega che ha portato alla vittoria l’estrema destra in metà del continente Sudamericano, è accusato in via capillare di crimini gravissimi che dipingono un quadro criminale di eccezionale gravità: oltre ad essere il mandante dell’agguato contro l’ex compagna, sopravvissuta a una scarica di colpi d’arma da fuoco, sulle sue spalle gravano accuse di riciclaggio su scala industriale e di un arricchimento illecito smisurato, con il sequestro di ingenti somme in contanti, cespiti in criptovalute e sofisticate centrali di bot destinate alla manipolazione digitale e alla disinformazione.
A questi reati si aggiungono il contrabbando di ben 189 chili d’oro, la corruzione sistematica negli appalti pubblici e, infine, stretti legami con il traffico internazionale di stupefacenti, con l’aggravante di un sospetto coinvolgimento nelle operazioni di un aeroporto privato nella regione del Beni, utilizzato come snodo logistico per il narcotrasporto transfrontaliero.
Conforme quanto denunciato dall’avvocata Beller, e riportato successivamente in diversi organi della stampa sudamericana, con tanto di fotografia, Cerimedo e l’entourage di Flavio Bolsonaro, tra cui il fratello Eduardo, si sarebbero riuniti negli Stati Uniti con alti dirigenti di Meta.
Eduardo Bolsonaro, condannato a quattro anni di carcere in Brasile per minacce ai giudici della Corte Suprema, oltre ad aver istigato Trump e Marco Rubio ad imporre dazi al proprio paese, pur di liberare il padre (condannato, a sua volta, a 27 anni di carcere per tentato golpe, oltre ad avere pianificato gli omicidi di Lula, il Vicepresidente Geraldo Alckmin e il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes), sarebbe quotato dal fratello Flavio, candidato alla presidenza, a un ruolo di rilievo all’interno dell’amministrazione, nel caso in cui venga eletto.
L’intesa tra Meta e la campagna dei Bolsonaro, secondo Beller, avrebbe avuto lo scopo di pianificare azioni di moderazione volte a limitare la portata organica e la visibilità dei contenuti di Luiz Inácio Lula da Silva, dei suoi alleati e sostenitori, come di fatto ha rilevato l’Associazione CTRL+Z.
Di fronte a tali gravi denunce, la questione si sposta dal monito etico e le competenze tecniche dell’Oversight Board ai vertici decisionale di Meta (Board of Directors), guidato da Mark Zuckerberg.
Sebbene l’OB possieda potere vincolante sui singoli casi, potendo ordinare il ripristino o la rimozione di post e profili specifici, l’organo non ha alcuna autorità su scelte algoritmiche o su eventuali accordi informali presi dal Consiglio di Amministrazione con diretti interessati.
La sua reale forza sta però nel potere di denuncia e nell’impatto reputazionale: la conferma palese di un’ingerenza di Meta nelle elezioni brasiliane, ad esempio, pompando notizie false propagate da candidati di estrema destra come Nikolas Ferreira, già sanzionato dalla magistratura, o Pablo Marçal, il controverso «mental coach» di Flavio Bolsonaro, potrebbe innescare il boicottaggio da parte di circa 60 milioni di cittadini, corrispondente all’intero elettorato di Lula, che si sentirebbe ingannato e derubato della propria democrazia.
Per il Consiglio di Amministrazione di Meta, la sola percezione che l’azienda possa favorire o danneggiare una parte politica potrebbe comportare rischi economici enormi.
Con oltre 132 milioni di utenti in Brasile e una dipendenza quotidiana da WhatsApp e Instagram, alienare un bacino stimato in almeno 60 milioni di persone significherebbe compromettere irrimediabilmente il valore dell’azienda in America Latina.
Se l’elettorato di Lula uscisse dalle urne convinto di avere subito una manipolazione (e le notizie sulla stampa brasiliana, a riguardo, cominciano ad essere cospicue) la perdita di fiducia potrebbe innescare una migrazione di massa verso piattaforme concorrenti come Telegram, Signal o Bluesky.
Come dimostrato in passato con la temporanea sospensione di altre piattaforme (come X/Twitter) da parte della Corte Elettorale (TSE) o della Corte Suprema (STF), le autorità brasiliane non esitano nell’usare la linea dura su servizi tech ritenuti minacciosi per la democrazia. Una eventuale sospensione delle app di Meta sul territorio nazionale provocherebbe danni finanziari immediati pari a centinaia di milioni di dollari a Mark Zuckerberg, che mantiene il controllo azionario di Meta.
Chiaramente, la minaccia di perdere accesso o credibilità in un mercato di 213 milioni di abitanti, che sta emergendo e rafforzandosi proprio in queste ore, portando il caos nelle elezioni della maggiore democrazia del Sudamerica, con la campagna di Lula pronta a protocollare, proprio stamane, la richiesta di annullamento della candidatura di Flavio Bolsonaro, per il favoreggiamento e ingerenza di Meta, potrebbe rappresentare il più potente freno a qualsiasi ulteriore condizionamento arbitrario.
I prossimi giorni, fino al voto del 25 ottobre, saranno decisivi per capire se i protocolli di trasparenza concordati con la Corte Elettorale e la pressione messa dalla società civile brasiliana, sono sufficienti a garantire la correttezza del processo democratico o se Meta persisterà nel suo intento di danneggiarlo, come rilevato dal suo stesso organo di controllo.

L’autrice: L’avvocata per i diritti umani Claudiléia Lemes Dias è scrittrice e saggista. Tra i suoi libri, Le catene del Brasile (L’Asino d’oro ed.) e il nuovo Morfologia delle passioni (Giovane Holden ed.)

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