Qualsiasi cosa pur di non entrare nel merito

“Bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”, ha scritto sui social il ministro Francesco Lollobrigida e ieri alla Camera il ministro Adolfo Urso ha spiegato che anche fermare i soli camion è blocco stradale, carcere compreso. Hanno ragione: la legge c’è già ed è la misura di quanto viva sulla luna un governo che martedì si è inventato un reato nuovo per chi lancia pietre ai cortei, fino a 5 anni parola di Giorgia Meloni, quando chi spacca in piazza ne rischiava già da 1 a 5 e chi devasta e saccheggia, codice del 1930, da 8 a 15.

Poi il dito puntato sulla frangia violenta, per non nominare le aule che cadono a pezzi e il gasolio. Poi la guerra ibrida via TikTok di Guido Crosetto, frenata da Matteo Piantedosi e smontata da Matteo Salvini che teme l’invasione islamica, mica i russi. Poi le infiltrazioni criminali che Lollobrigida vede fra i camionisti e i “cattivi maestri” a sinistra, mentre un autotrasportatore a LaC News24 spiegava di avere votato la destra. Poi i genitori, che pagheranno di tasca propria per i figli minorenni che rompono.

Qualsiasi cosa pur di non entrare nel merito. E nel merito, del resto, non possono entrarci: come tutti quelli che vogliono comandare per manifesta incapacità di governare non hanno idea di come agire, e la loro reazione riesce a essere perfino più degradante del previsto. Salvini, quello dei blocchi illegali, il prossimo tavolo con gli autotrasportatori lo tiene al 27, mentre i sindaci di Napoli e Bari gli chiedono di anticiparlo prima di ritrovarsi le città sommerse dai rifiuti.

Buon giovedì.

Foto Gov