Sin dall’inizio, la campagna per la rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva ha affrontato l’alleanza tra Big Tech e forze reazionarie transnazionali, oltre alla minaccia di un golpe annunciato da Flávio Bolsonaro e dalla coordinatrice della sua campagna, Daniella Marques. In caso di vittoria al ballottaggio, la Costituzione sarebbe stata modificata per sopprimere le elezioni del 2031: Flávio avrebbe governato per otto anni, anziché i quattro previsti dall’art. 82, con l’obiettivo dichiarato di “riparare” il Brasile.
Domenica 25 ottobre, il Paese affronterà un crocevia storico tra la tenuta democratica e l’ascesa del tecnofascismo globale. Da un lato, una macchina politica ispirata all’estetica e ai simboli del fascismo, celebrato all’interno del Partido Liberal; dall’altro, una risposta corale e capillare, una marea rossa che fa perno sulla figura di Lula.
Ma se la Sinistra brasiliana, sotto shock di fronte alla sconfitta al primo turno, sembra rinata, trovandosi oggi nelle condizioni di poter addirittura vincere, fermando la deriva autoritaria in Sudamerica, è grazie a una strategia che ha saputo ribaltare le regole del gioco digitale, riportando poi la politica sui corpi, nelle piazze, nelle strade e davanti agli edifici che hanno il potere di manipolare le masse: le sedi di Meta e dei colossi mediatici, come la Rede Globo, che ha condotto il dibattito avvenuto stanotte quando, secondo gli ultimi sondaggi, è testa a testa tra i candidati.
La guerriglia digitale dell’Exército do Lula
La mente della svolta digitale di Lula è André Janones, avvocato e deputato di Rede Sustentabilidade. Agendo in stretto coordinamento con la campagna del Presidente Lula, il quarantaduenne Janones, autore di opere sul predominio delle campagne d’odio dell’estrema destra sui social, ha radunato oltre 10,5milioni di elettori progressisti nel canale WhatsApp con l’apposito nome, rendendolo la più grande rete politica umana al mondo su questa piattaforma.
Il funzionamento della rete è innovativo e il numero di inscritti aumenta ogni giorno. Ogni inscritto riceve meme, audio e video brevi inviati direttamente dal telefono di Janones. Gli hashtag sono parti integranti del pacchetto, pronti per essere condivisi sulle varie piattaforme social, contemporaneamente. Alla vigilia delle presidenziali, milioni di umani contrastano i bot e ingannano gli algoritmi di Meta, programmati per impedire alla campagna di Lula di arrivare a tutti, come dimostrato dalla magistratura brasiliana e ammesso dalla stessa azienda.
L’invito costante agli iscritti all’Exército de Lula di cercare su Google specifici termini o notizie sull’onestà, sugli scandali e sui programmi del campo avversario, è servito a rompere i muri invisibili eretti dagli algoritmi all’interno dei social, bucando la censura invisibile del feed: quando milioni di persone cercano contemporaneamente uno stesso termine o espressione, la notizia diventa una “tendenza” mondiale.
Tutto questo è avvenuto sotto la pressione costante e la minaccia di sospensione da parte di magistrati nominati dall’ex presidente Jair Bolsonaro, quando in carica. Tra questi, la figura di Kassio Nunes Marques, presidente della Corte Elettorale e travolto dallo scandalo del Banco Master, una vicenda cupa di truffe ai danni di lavoratori e pensionati, legata al proprietario della banca e amico intimo di Flávio Bolsonaro, Daniel Vorcaro, come svelato da The Intercept.
Secondo i documenti svelati da diversi organi della stampa, il banchiere fallito avrebbe promosso festini per ingraziarsi il giudice, che domani dovrebbe garantire l’isonomia del processo elettorale. Festini nei quali giovanissime profughe ucraine e russe, scappate in Brasile dalla guerra, venivano costrette a prostituirsi. Da Daniel Vorcaro, il candidato alla presidenza Flávio Bolsonaro avrebbe ricevuto circa 24 milioni di Euro, scomparsi nel nulla.
Nonostante i tentativi di oscuramento, il canale dell’Exército è rimasto in piedi, riaperto a colpi di ricorsi e lettere dei legali della campagna di Lula.
Persone reali contro macchine
Mentre la campagna di Flávio Bolsonaro, sommerso da indagini in cui pesano gravissimi indizi di corruzione, lavaggio di denaro sporco, peculato e legami con gruppi di sterminio paramilitari (milícias), si affidava ad agenzie digitali private, e gestite dall’estero, riconosciute per manipolare le elezioni con l’uso dell’IA, come l’Elytron, la risposta di Lula si è basata sul fattore umano.
La rete di Janones era organica: pensionati, studenti, insegnanti, professori, contadini, madre single, scrittori e scrittrici, artisti, operai e medici che tenevano vivi il ricordo della catastrofe pandemica, affrontata con a capo un Presidente negazionista della Scienza.
Contemporaneamente, il deputato della Rede Sutentabilidade convinse Lula a spogliarsi della veste istituzionale per parlare direttamente da uno smartphone, senza filtri o posa ingessate. A 81 anni, il Presidente brasiliano fu soprannominato “Il Re dei Selfie” dalla stampa latinoamericana.
Lula ha ripreso in mano il megafono, risvegliando l’anima del sindacalista metalmeccanico e rivendicandola nell’ultimo dibattito, quando Flávio Bolsonaro, con fare spregiativo lo offese, chiamandolo “Nove Dita”, pur di beffarsi dell’incidente sul lavoro avvenuto nel 1964, quando il Presidente brasiliano, all’età di 17 anni, lo perse lavorando in fabbrica negli orari notturni, pur di mantenersi. Una chiamata alla raccolta per la Sinistra e per il paese intero, mobilitato per evitare la svendita del Brasile agli interessi statunitensi, come proclamato e scritto nero sul bianco, nel programma elettorale del candidato del Partido Liberal.
La replica del modello Milei, rivendicato dalla campagna di Flávio Bolsonaro, affamatorio e diseguale, per un paese che Lula era riuscito a cavar fuori dalla Mappa della Fame dell’ONU, aumentò la mobilitazione nelle strade. I tagli drastici al welfare e lo stop all’obbligo di tracciamento delle armi da fuoco, rivendicati dall’estrema destra, fecero il resto.
La battaglia informatica si è presto tradotta in presenza fisica. La mobilitazione giovanile guidata dall’UNE (União Nacional dos Estudantes) e dal PC do B (Partido Comunista do Brasil), assieme a tutte le forze progressiste, ha promosso scioperi e manifestazioni quotidiane per la tenuta democratica del paese in tutti i 27 Stati federati. Soltanto nella famosa Avenida Paulista, la strada più famosa della megalopoli San Paolo, un milione di sostenitori si radunò l’11 Ottobre, in attesa dell’arrivo di Lula, ostracizzato dal governatore Tarcísio de Freitas, del partito di Flávio Bolsonaro.
La condivisione sui social, per parte di Flávio Bolsonaro, di immagini false su presunti atti vandalici commessi dall’elettorato di Lula nelle manifestazioni, ha aumentato il numero di studenti che hanno aderito alle proteste fisiche, nonché l’engagement in rete della Sinistra.
Il mondo della cultura e il sostegno a Lula
Sul fronte culturale, artisti storici e contemporanei, da musicisti come Chico Buarque, Caetano Veloso e Gilberto Gil, alla popstar Anitta, oltre ad attori e attrici di fama internazionale, come Wagner Moura e Sônia Braga, hanno dato via a concerti diffusi, dirette simultanee su Youtube, Instagram, Facebook e Tiktok, o video informativi per contrastare l’astensionismo, informare sulle differenze nei programmi dei candidati e il rischio concreto di una perdita della sovranità nazionale.
La pagina Instagram “Revelando Brasil” è stata fondamentale per radunare il mondo dello spettacolo con l’obiettivo di informare la popolazione sull’ipotesi concreta di votare ad un Presidente contro il quale pesano forti indizi di corruzione e legami con gruppi paramilitari.
Agli artisti brasiliani si sono sommati Roger Waters, Tilda Swinton, Guillermo del Toro, The Strokes, Pedro Almodóvar, Mark Ruffalo, Vittoria Ceretti, Bella Haddid, il regista Kleber Mendonça Filho, Javier Bardem e tanti altri.
Letterati e storici hanno registrato ulteriori video per sostenere la candidatura di Lula. Molti di loro, come Milton Hatoum, pluripremiato scrittore, traduttore e professore brasiliano, originario di Manaus, partecipava attivamente alle iniziative dell’Exército de Lula.
La destra democratica contro il bolsonarismo
Un altro fattore che dovrebbe fare la differenza nel voto di domani è stato l’endorsement della destra sociale e democratica, fagocitata dal bolsonarismo. Terrorizzata dagli intenti apertamente golpisti mostrati dalla famiglia Bolsonaro, una parte consistente dell’establishment moderato, come l’ex braccio destro di Jair Bolsonaro, Joice Hasselmann, ha scelto di appoggiare Lula, perché rispetta le istituzioni e la democrazia. In una lunga intervista rilasciata al giornalista Leonardo Attuch, il 23 ottobre, seguita da diversi video sui social, colei che si autodefiniva una “Bolsonaro in gonnella” e attaccava il movimento femminista, rivolgendosi alle donne, fa mea culpa: “votate a Lula, mi sono sbagliata”.
Dopo aver raccontato campagne di diffamazione, minacce contro i suoi familiari e l’episodio del 2021 in cui è comparsa con gravi ferite. Joice accusò i membri e alleati del bolsonarismo di aver partecipato a un tentativo di omicidio contro di lei, rendendo virale la sua testimonianza tra i conservatori.
Ma quando Hasselman si pronunciò, due giorni fa, la fila dei bolsonaristi pentiti, tra ex deputati e senatori di Centrodestra era oramai lunga, e aveva come capofila due nomi di peso: il giurista Miguel Reale Jr., artefice dell’impeachment contro Dilma Rousseff (dichiarata non colpevole soltanto 8 anni dopo il “golpe bianco” subito) e il generale Santos Cruz, ex capo della Segreteria di Governo durante il primo anno alla Presidenza di Jair Bolsonaro (PL).
Alla Radio Joven Pan, covo della destra, Santos Cruz ha dichiarato, il 16 ottobre: «Mi considero di destra. Quello che vediamo, quell’estremismo, non è destra, si chiama disonestà. La ricerca di sostegno esterno [da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump], nel modo in cui è stata condotta, è un’assurdità e costituisce davvero un attacco alla sovranità del Brasile. È sottomissione volontaria. Il fanatismo cancella tutto. Cancella il fatto che tu sia corrotto, che tu sia un pedofilo, che tu sia un traditore».
La pagina “Direita contra Flávio” raccoglie le testimonianze di 31 esponenti della destra. Alcuni di loro hanno preso parte al governo di Jair Bolsonaro, ma dichiarano di non voler votare per Flávio Bolsonaro, il figlio, a causa del rischio che rappresenta per la democrazia brasiliana.
Se nella notte del 26 ottobre in Italia, il conteggio dei voti premierà Lula e il centrosinistra, assisteremo alla sconfitta di un blocco di potere di portata globale.
Avranno vinto i brasiliani contro un sistema di disinformazione basato su bot e troll, contro l’avidità e gli interessi dell’estrema destra guidata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, e contro l’opportunismo di figure come Elon Musk e Mark Zuckerberg. Avranno vinto contro i colossi delle scommesse e contro i grandi gruppi mediatici, da loro finanziati, che hanno ignorato la voce di un popolo deciso a non piegarsi.
Questa eventuale vittoria dimostrerà che nessun destino è ineluttabile e che, quando la risposta digitale organizzata incontra la coscienza sociale e la mobilitazione di piazza, la democrazia conserva la forza per vincere.
Un segnale di questa coscienza civile, che ha generato un metodo per portare la Sinistra a vincere, si è visto nel dibattito della notte scorsa: secondo le agenzie di fact-checking più accreditate, Flavio Bolsonaro avrebbe mentito ben 75 volte, dopo aver collezionato addirittura 110 falsità nel confronto precedente, ricalcando il modello di Trump e Netanyahu, dei quali ha ricevuto l’endorsement in campagna.
Una tendenza sistematica che ha spinto gli attivisti a raccogliere tutte le affermazioni smentite dai dati e dalla stampa sul sito flaviomentiu.com.br.
A proposito delle affermazioni false e distorsioni di Flávio Bolsonaro, nel corso dei dibattiti, seppur immediatamente controllate dalle agenzie di fact-checking, esse vengono vendute nei profili social degli influencers bolsonaristi come verità assoluta.
Le donazioni private alla campagna elettorale del figlio dell’ex Presidente Jair Bolsonaro, almeno quelle dichiarate, hanno raggiunto quasi sette milioni di Eur. L’importo è dodici volte superiore al ricevuto dalla campagna del Partido dos Trabalhadores.
I dati sono stati analizzati dal portale InfoMoney sulla base delle informazioni comunicate da entrambi i candidati alla Corte Elettorale fino a giovedì scorso (22 ottobre).
L’autrice: L’avvocata per i diritti umani Claudiléia Lemes Dias è scrittrice e saggista. Tra i suoi libri, Le catene del Brasile (L’Asino d’oro ed.) e il nuovo Morfologia delle passioni (Giovane Holden ed.)




