Una bufala svuota le scuole del Ponente ligure. Governo e media alimentano paura e criminalizzano chi protesta. Schierarsi al fianco degli studenti significa difendere diritti, pace e futuro per tutti
Quello che è andato in scena tra giovedì e venerdì scorso nel Ponente ligure non è stato un thriller da prima tv ma una pessima prova di tenuta generale di fronte ad una palese fake montata in poche ore sulla scia della criminalizzazione della gioventù.
Giovedì nel tardo pomeriggio si fa strada la notizia di una fantomatica manifestazione convocata in una chat di studenti che presto si trasforma nell’annuncio di un piano di devastazione che sarebbe dovuto partire la mattina successiva dall’istituto Falcone di Loano. Secondo “il piano”, l’orda si sarebbe propagata ad Albenga per raggiungere un deposito di armi bianche e spranghe, e quindi avrebbe puntato su Finale Ligure per proseguire gli assalti. Rilanciata anche da alcuni media locali la “notizia” o meglio il diabolico “piano”, nel corso della notte, si è arricchito di altri dettagli dirompenti: minacce di stupri e di blocchi stradali con assalto agli autobus.
Uno scenario da Last of us o Walking dead con orde di ragazzini indemoniati lanciate contro tutto e tutti. Fantascienza appunto. Eppure non è quello che ha pensato la maggioranza delle famiglie che la mattina del venerdì ha ritenuto di tenere i figli a casa. Presenti carabinieri, polizia e guardia di finanza a presidiare scuole quasi vuote come ai tempi della pandemia.
ll turbine di ansia e terrore che si è vorticosamente autoalimentato nel giro di poche ore partendo da alcuni post improbabili è un segnale piuttosto concreto e preoccupante di come questo governo stia lavorando molto bene nell’intento di isolare qualsiasi protesta e contestazione e creare un clima di paura, sfiducia e criminalizzazione.
I giovani studenti in corteo o i ragazzini che spaccano qualche vetrina per prendersi il lusso che non si possono permettere, dopo gli immigrati, sono diventati nemici pubblici numero uno. Forse perché, con tutte le contraddizioni del caso, sono la scintilla che sta connettendo questo Paese alla deriva ai grandi sommovimenti che da Madrid a Tirana, passando per Parigi e Belgrado stanno mettendo in discussione poteri, privilegi e folli piani di riarmo e belligeranza. Contro i giovani, oltre a decreti legge emergenziali, viene schierato (a scopo di ronda dimostrativa) un corpo d’elitè come la Folgore e viene tentato il colpo grosso, per fortuna al momento fallito, di attribuire alle forze armate poteri di polizia giudiziaria.
Un’asfissiante accelerazione autoritaria, securitaria e concretamente repressiva sta impregnando tutta l’aria che si respira nello spazio pubblico.
La violenza poliziesca di sabato scorso con annessa interdizione muscolare delle piazze ed ennesimo decreto sicurezza si può oramai considerare come parte integrante di una provocazione strutturale preventiva: chiunque, giovane o vecchio, osi contestare e porsi in conflitto verso la fallimentare azione di governo dovrà affrontare manganelli, provvedimenti speciali e galera.
Le dichiarazioni del ministri della giustizia Nordio sull’ampliamento delle carceri minorili e adeguamento delle già sovraffollate carceri per adulti per ficcarci dentro minorenni rappresentano plasticamente la banalità del male, come direbbe Arendt. Sono cose che potrebbe pronunciare una comitiva di reazionari ubriachi che la sparano grossa in osteria ma a differenza della fantomatica orda di giovani devastatori del Ponente ligure questa classe dirigente è reale ed appare seriamente intenzionata a farci male, spaventarci e tenerci sotto minaccia.
Ed è così che nella foga governativa e mediatica della caccia al giovane, meglio se etichettabile come “maranza”, mentre Vannacci e le sue bande ci fanno sapere che li “andranno a prendere uno a uno”, Repubblica esce con uno “scoop” su un bambino di 11 anni fornendo tutti i dati per renderlo individuabile. L’esposizione al pubblico ludibrio del bambino, che nella versione online è diventato obiettivo di pesantissima violenza social, oltre che configurarsi come una palese violazione delle norme a tutela dei minori sembra perfettamente in linea con lo stile del governo.
Invece di essere isolato e messo all’angolo (come si vorrebbe per i “violenti”) questo esecutivo è ampiamente coperto dal sistema mediatico mainstream che, salvo rare eccezioni, da una parte si sta prestando alla funzione di grancassa, compresi i richiami a fantomatici mandanti esterni e dall’altra censura la realtà di un Paese dove a protestare, contestare, manifestare non sono solo giovani e studenti ma operai, contadini e trasportatori.
Si stanno oltrepassando limiti impensati in una situazione generale dove la capacità di discernimento sembra collocarsi ai minimi storici.
Lasciare da soli i giovani e le giovani in questa situazione non è un’opzione. Metterci al loro fianco per rivendicare giustizia sociale, pace, diritti e futuro è il modo migliore che abbiamo per difenderli e difendere noi stessi.