Secondo l’avvocato messicano Simón Levy, la fuga di Flávio Bolsonaro negli Stati Uniti è stata organizzata dal Segretario di Stato Usa Marco Rubio con l’aiuto logistico del presidente argentino Javier Milei.
Il rocambolesco espatrio dal Brasile, avvenuto all’indomani della sconfitta elettorale e in aperta violazione delle disposizioni della Corte Suprema, si arricchisce di contorni sempre più opachi. Un’inchiesta di Fórum Investiga ha rivelato come il jet privato utilizzato da Flávio Bolsonaro per volare verso l’Ecuador, eludendo il sequestro del passaporto ordinato dal giudice Alexandre de Moraes, sia legato a un’intricata rete di corruzione internazionale e riciclaggio che sfiora persino il narcotraffico statunitense.
L’intermediario d’affari della Baires Fly, Sergio Daniel Mastropietro, risulta essere stato socio in affari di Federico “Fred” Machado, noto imprenditore aeronautico incriminato negli Stati Uniti per riciclaggio e traffico internazionale di cocaina.
La Baires Fly è contemporaneamente finita al centro di un’indagine della magistratura argentina su un presunto sistema di tangentopoli sotto il governo di Javier Milei. La compagnia avrebbe ricevuto quasi 100 milioni di pesos da società fittizie coinvolte nel drenaggio illecito di fondi destinati all’Agenzia Nazionale per le Disabilità (ANDIS).
Pur di non rispondere alle indagini per corruzione che lo coinvolgono in prima persona, Flávio raggiunge il fratello Eduardo, già condannato a 4 anni e due mesi di carcere per le minacce rivolte alla Corte Suprema (per costringerla a rilasciare il padre condannato per golpe di Stato), oltre all’orchestrazione delle sanzioni economiche e ritorsioni tariffarie contro il Brasile e i magistrati che hanno condannato l’ex presidente.
La fuga di colui che Matteo Salvini chiama “amico” e che può vantare un passaporto italiano grazie al governo Meloni, che ha concesso la cittadinanza ad entrambi fratelli, rappresenta l’epilogo di una campagna elettorale tesissima, durante la quale il profilo etico, patrimoniale e i legami con il crimine organizzato del candidato Flávio Bolsonaro sono stati messi a nudo da Lula e dalla stampa nazionale.
L’analisi dell’operato pubblico del candidato del Partido Liberal evidenzia un’evoluzione costante: dagli esordi come dipendente fantasma al parlamento statale di Rio de Janeiro (Alerj) mentre studiava giurisprudenza, fino a un ruolo sistematico di copertura politica e finanziaria verso esponenti delle milizie paramilitari responsabili dei peggiori massacri nelle favelas di Rio de Janeiro.
Tra il 2003 e il 2018, Flávio Bolsonaro ha proposto e approvato omaggi e medaglie per almeno 23 poliziotti in seguito incriminati e condannati in via definitiva, opponendosi apertamente in aula all’istituzione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta che indagava su esecuzioni sommarie di bambini, adolescenti, avvocati, difensori dei diritti umani e magistrati.
Il rapporto finale della Cpi è pubblico e disponibile per consultazioni online. Marcelo Freixo è stato il deputato socialista (PSOL) nominato relatore. Storico e professore, Freixo ebbe il fratello e un membro della sua scorta uccisi dalle milizie e, anni dopo, vide giustiziata la sua assistente e amica, l’attivista e consigliera comunale Marielle Franco, uccisa assieme all’autista Anderson Gomes.
I principali “milicianos” omaggiati da Flávio Bolsonaro e i favori elargiti
Ex capitano del BOPE, il battaglione di operazioni speciali della polizia, nonché capo del gruppo di sterminio “Escritório do crime” e leader della milizia di Rio das Pedras, Adriano da Nóbrega è stato l’istruttore di tiro di Flávio Bolsonaro, che gli ha concesso una mozione di lode nel 2003 e consegnato di persona nel 2005 la Medalha Tiradentes (massima onorificenza dell’Assemblea di Rio de Janeiro), mentre l’assassino rispondeva in carcere alle accuse di omicidio. La madre (Raimunda) e l’ex moglie (Danielle) del criminale Nóbrega sono state assunte nel gabinetto di Flávio tramite lo schema di riciclaggio e prelievo stipendi (rachadinha).
Un altro omaggiato da Flávio Bolsonaro è stato Ronald Paulo Alves Pereira, un maggiore della polizia, membro anch’esso dell’Escritório do Crime. Il “Major Ronald” è stato condannato a 56 anni di carcere dalla Corte Suprema per aver pianificato il pedinamento e l’assassinio di Marielle Franco e Anderson Torres.
Come se non bastasse, nel 2023, da senatore, Flávio ha destinato fondi pubblici (emendamento parlamentare) a un progetto sportivo nella Taquara (area gestita dalla milizia di Rio das Pedras) su richiesta esplicita di “Peixe”. Secondo i pm, risponde a questo nomignolo l’ex poliziotto Robson Calixto, figura della milizia della zona ovest di Rio de Janeiro, condannato a 9 anni per l’omicidio di Marielle Franco. Nei messaggi intercettati dagli agenti federali, “Peixe” si riferiva al candidato alla presidenza sconfitto come “il nostro senatore”.
La posizione di Flávio Bolsonaro nell’omicidio della magistrata Patrícia Acioli (2011) e nel caso della piccola Ana Clara (2021) riflette una linea di difesa incrollabile delle “forze dell’ordine” a prescindere dalle circostanze.
Nel primo evento, dopo che la giudice Acioli è stata assassinata da agenti della Polizia militare legati a gruppi di sterminio che lei stessa stava indagando, con ben 21 proiettili, Flávio Bolsonaro affermò che la magistrata “umiliava i poliziotti”, addossando indirettamente alla vittima la responsabilità del clima che ne aveva determinato la morte.
Nel secondo, in veste di avvocato e senatore, ha assunto direttamente la difesa del poliziotto accusato di aver ucciso con un colpo di fucile una bimba di 5 anni durante un’operazione a Niterói, sostenendo la tesi del è fuoco incrociato con i narcotrafficanti e contestando la regolarità delle perizie.
In entrambe le vicende, il suo operato ha attirato durissime critiche dai familiari delle vittime e dai movimenti per i diritti umani.
Nel quadro delle alleanze politiche nello Stato di Rio de Janeiro, Flávio Bolsonaro ha svolto un ruolo primario nel promuovere la candidatura al Senato, in questa tornata elettorale, di Márcio Canella, del partito di destra União Brasil. A dimostrazione dell’intima vicinanza tra i due e a garanzia dell’accordo elettorale, Flávio è riuscito a piazzare la madre, Rogéria Bolsonaro, come prima supplente ufficiale di Canella, blindando così il controllo della famiglia sul seggio.
Eppure, il 7 luglio 2026, la Polizia Federale aveva eseguito perquisizioni nelle proprietà di Canella, arrestandolo in flagranza di reato poiché all’interno del bagagliaio della sua auto era stato rinvenuto un fucile d’assalto calibro 5.56 (un’arma militare a uso ristretto non autorizzata) insieme a contanti.
Dopo la conversione iniziale dell’arresto in custodia cautelare, Canella ha ottenuto la libertà provvisoria con misure restrittive ed è riuscito a proseguire la campagna elettorale, sempre con la madre di Flávio come prima supplente, risultato il più votato nelle zone controllate dalle milizie.
Il 15 Ottobre, è intervenuta la Corte Suprema su richiesta degli inquirenti: Márcio Canella è stato nuovamente arrestato per i suoi collegamenti strutturali con milizie locali e gruppi criminali di Rio de Janeiro, oltre al coinvolgimento in una rete di oltre 90 distributori di carburante utilizzati per ripulire enormi proventi illeciti (stimati dalle autorità in oltre 2 miliardi di dollari). L’operazione ha portato anche all’arresto di delegati e agenti della Polizia Civile coinvolti nel sistema di protezione del gruppo.
Fondamentalmente, il percorso politico e giuridico del candidato scelto dal Partido Liberal per rappresentarlo, è stato segnato dall’uso della sua carica istituzionale di deputato statale e successivamente di Senatore, per offrire copertura politica e simbolica a membri di spicco della criminalità organizzata locale, oltre a usare la sua azione e la rete di relazioni per ostacolare il lavoro della magistratura, schermare gli alleati affiliati alle forze di sicurezza colluse e neutralizzare l’impatto delle inchieste giudiziarie sui tentacoli delle milizie nello Stato di Rio.
Grandi affari e scandalo Banco Master
Oltre ai legami con gli apparati di sicurezza deviati e le milizie private, sono notevoli le connessioni di Flávio Bolsonaro con il grande capitale e con i gruppi d’affari interessati ai contratti statali durante il mandato presidenziale del padre Jair.
Tra i filoni più scandalosi figurano i rapporti con il finanziere Daniel Vorcaro, ex patron del Banco Master (attualmente in carcere). Al centro delle indagini della Polizia Federale e della magistratura brasiliana c’è una maxi-frode finanziaria stimata in decine di milioni di dollari: un sistema basato su titoli crediti falsi e speculazioni che ha prosciugato direttamente i risparmi di migliaia di lavoratori e i bilanci dei fondi pensione di categoria. Per i pm, il finanziamento di “Dark Horse”, un film biografico sull’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, è avvenuto con fondi provenienti da un’azienda legata a questa maxi-frode finanziaria, ritenuta la più grande della storia del Brasile: Flávio Bolsonaro avrebbe ottenuto 23 milioni di dollari dall’ex banchiere caduto in disgrazia, al quale chiamava “fratello”.
Secondo gli inquirenti, parte di questo capitale sottratto alle tutele dei pensionati e lavoratori brasiliani sarebbe servita per finanziare sottobanco altre attività operative, i voli privati, la propaganda e persino le spese della rete riconducibile ai fratelli Flávio ed Eduardo Bolsonaro.
Un flusso di denaro illegittimo su cui oggi indaga la Corte Suprema, chiamata a chiarire anche l’origine del patrimonio personale di Flávio Bolsonaro, cresciuto vertiginosamente in soli 8 anni, passando da 1,74 milioni di reais nel 2018 ad oltre 8,18 milioni nel 2026.
Un’esplosione di ricchezza non giustificabile né con la sua modesta attività legale, né con lo stipendio da parlamentare della Repubblica.
In questo contesto, l’uso strategico del passaporto italiano da parte di Eduardo Bolsonaro, persino mostrato ed esibito pubblicamente in aperta sfida ai provvedimenti restrittivi della magistratura brasiliana, rappresenta il vero passe-partout internazionale. Un documento che avrebbe facilitato i movimenti all’estero della famiglia per mettersi al riparo in caso di annullamento o sequestro dei passaporti brasiliani.
C’è da chiedersi se esponenti politici italiani come Matteo Salvini e Giorgia Meloni abbiano vagliato questi precedenti prima di indicare Flávio Bolsonaro come l’esempio perfetto del “patriota” a cui affidare la guida di un Paese di 213 milioni di abitanti. O se, al contrario, la cittadinanza, negata a migliaia di migranti che lavorano onestamente in questo paese, sia stata concessa proprio in virtù di questa spiccata attitudine alla illegalità della famiglia Bolsonaro.
Del resto, di fronte a un curriculum così denso di “meriti”, viene spontaneo domandarsi quale requisito abbia convinto di più i sovranisti nostrani: il sostegno indiscusso alle forze dell’ordine (fosse pure alla milizia privata di turno) o la comprovata maestria nell’arte di espatriare per tempo per evitare fastidiosi ingorghi giudiziari.
L’autrice: L’avvocata per i diritti umani Claudiléia Lemes Dias è scrittrice e saggista. Tra i suoi libri, Le catene del Brasile (L’Asino d’oro ed.) e il nuovo Morfologia delle passioni (Giovane Holden ed.)




