Dipende tutto dal nome sull’avviso di garanzia. Messi in fila i casi dal 2022, una riga per parte, il garantismo della destra è una tessera da esibire alla porta. Matteo Salvini a maggio 2024 difende in nome del garantismo l’allora presidente della Regione Liguria Giovanni Toti arrestato per corruzione, mentre due mesi prima il Viminale spediva la commissione d’accesso antimafia a Bari dal sindaco Antonio Decaro, estraneo all’inchiesta per la procura.
Andrea Delmastro (FdI), condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio, è rimasto sottosegretario alla Giustizia altri 13 mesi con Giorgia Meloni “sconcertata” dai giudici, mentre per Ilaria Salis imputata in Ungheria Salvini aveva già scritto la sentenza: se condannata, fuori dalla scuola. Insomma alla Giustizia un condannato ci sta tranquillo, mentre in classe una maestra imputata no.
Daniela Santanchè, imputata per falso in bilancio, per 3 anni si è sentita dire da Meloni che toccava a lei valutare, mentre Chiara Ferragni veniva processata dal palco di Atreju prima che la procura indagasse. Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano, indagati per aver rimandato in Libia il ricercato Almasri, li ha salvati la Camera con Meloni in aula a votare, e l’imam di Torino Mohamed Shahin, archiviato dalla procura, è finito in un centro per il rimpatrio finché i giudici l’hanno liberato. Garantisti a imputati alterni, finché conviene. A marzo 2026, all’indomani del referendum perso, Delmastro si è dimesso e Meloni ha chiesto in pubblico la testa di Santanchè. Anche questo è un particolare importante: il garantismo a imputati alterni protegge gli amici solo finché portano voti.
Buon venerdì.




