Trippa e frattaglie, come nelle vecchie ricette della nonna, perché costano meno: è tutto qui il consiglio alle famiglie del presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli, che al Corriere di Bologna suggerisce anche di stringere la cinghia e immagina la benzina a 3 euro al litro per obbligarci a usare meno l’auto. Il punto non è lui, sia chiaro. Lui è solo l’ultimo a dirlo e presumibilmente il primo di molti altri nei giorni a venire: è questa la ricetta che ci serviranno per tutto l’inverno, mentre l’Istat misura l’inflazione di ottobre al 5,4%, come ad agosto 2023, e il Pil resta fermo nel terzo trimestre.
Ce la serviranno quelli che con questo sistema si sono arricchiti, e le banche italiane nel 2025 hanno chiuso con 47,5 miliardi di utili secondo Unimpresa. Ce la serviranno quelli che fino all’altro ieri giuravano che andava tutto bene, governo in testa, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ad aprile dell’anno scorso festeggiava il recupero del potere d’acquisto, con i salari reali ancora sotto il 2021. E ce la serviranno, soprattutto, quelli che trattavano i poveri da sfaticati, con Meloni che nel 2021 chiamava il reddito di cittadinanza «metadone di Stato».
Adesso la soluzione è la nonna e la colpa scende dove la mettono sempre, in basso, su chi pretende troppo: il termosifone acceso e l’auto per andare a lavorare. Insomma: il prezzo alto per loro semplicemente sta educando chi non è in grado di pagarlo. Venerdì, nel giorno dello sciopero generale, studenti e lavoratori hanno occupato la tangenziale di Bologna e Tabarelli ha raccontato al Corriere di Bologna di esserci andato in bici a vederli, come si va a vedere la piena dal ponte. E poi si stupiscono della rabbia?
Buon martedì.




