Gli under 35 fanno politica, si mobilitano, sostengono cause sociali e umanitarie. Ma spesso disertano le urne. Il sociologo e presidente dell’Istituto Piepoli Livio Gigliuto racconta perché l’astensione non è indifferenza e quali forze raccolgono consensi. «L’indifferenza è di chi non li ascolta»

C’è una passione per la politica in quanto tale, che non sempre si esaurisce nell’adesione a una singola battaglia». È una considerazione che invita a guardare oltre gli stereotipi sulle nuove generazioni, quella di Livio Gigliuto, sociologo e presidente dell’Istituto Piepoli, storica società di ricerche demoscopiche. In queste settimane di mobilitazioni giovanili, dalle manifestazioni per la Palestina alle proteste sulle questioni sociali, torna una domanda che attraversa il dibattito pubblico: quale rapporto hanno davvero i giovani con la politica? La loro partecipazione alle manifestazioni, così come quella registrata al referendum costituzionale sulla giustizia del marzo scorso, suggerisce un interesse per le questioni collettive che contraddice l’immagine di una generazione indifferente. Ma quell’interesse non si traduce necessariamente in un’adesione ai partiti, né chi scende in piazza rappresenta automaticamente gli orientamenti di tutti i suoi coetanei. Anche perché il rapporto tra partecipazione politica, intenzioni di voto e astensionismo è più complesso di quanto possa sembrare. Ne abbiamo parlato con Livio Gigliuto ed ecco cosa ci ha detto.

Dottor Gigliuto, come voterebbero oggi gli under 35? Quali partiti raccolgono maggiori consensi e quali risultano invece meno attrattivi?

Il primo errore da evitare è di immaginare i giovani come un mondo a sé, composto da estranei al resto del Paese, che vota e pensa in modo diverso rispetto agli altri. Sono cittadini italiani e, in larga misura, il loro comportamento elettorale somiglia a quello degli altri. Se guardiamo la graduatoria dei partiti più votati, cambia poco: Fratelli d’Italia resta primo, il Partito democratico secondo e il Movimento 5 Stelle terzo.

Rispetto all’elettorato complessivo, quali sono le differenze più significative?

Certamente delle differenze rispetto al mondo adulto ci sono. I giovani sono tradizionalmente più orientati a sinistra. A beneficiarne però non è il Pd, che tra di loro perde qualche punto, ma Alleanza Verdi e Sinistra, che fa un vero boom tra i giovani e raddoppia la propria percentuale, arrivando ad affiancare il Movimento 5 stelle.

Quali cambiamenti avete osservato nell’ultimo periodo?

In generale, i giovani sembrano mostrare un maggiore interesse verso le proposte più nette, qualcuno direbbe “radicali”. Lo vediamo a sinistra ma anche a destra, dove Fratelli d’Italia perde in modo sensibile, mentre Futuro Nazionale guadagna un paio di punti. Vannacci

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Federico Tulli
Scrivevo già per Avvenimenti ma sono diventato giornalista nel momento in cui è nato Left e da allora non l'ho mai mollato. Ho avuto anche la fortuna di pubblicare articoli e inchieste su altri periodici tra cui "MicroMega", "Nessun dogma" la rivista Uaar, "Sette", il settimanale uruguaiano "Brecha" e "Latinoamerica", la rivista di Gianni Minà. Nel web sono stato condirettore di Cronache Laiche e firmo inchieste e approfondimenti per Dossier di RomaToday e altre testate di Citynews. Ho pubblicato diversi libri tra cui Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro (L'Asino d'oro, 2010), Chiesa e pedofilia, il caso italiano (L'Asino d'oro, 2014), Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos (L'Asino d'oro, 2015) e Giustizia divina scritto insieme a Emanuela Provera (Chiarelettere, 2018). Ho inoltre curato e scritto alcuni dei volumi pubblicati da Left dal 2018 in poi