Alle Scuderie del Quirinale una grande mostra ricostruisce il percorso del pittore toscano che, insieme a Rosso Fiorentino, aprì la strada alla Maniera moderna. Dai ritratti di straordinaria intensità agli esperimenti sul colore e sullo spazio emerge una ricerca che va oltre i canoni del classicismo. Sullo sfondo, una Firenze attraversata da conflitti politici, religiosi e culturali

Uno sguardo diretto, intenso, quasi interrogativo. Un giovane uomo, con una veste scura e un libro fra le mani, si rivolge a chi lo guarda. Emerge dal buio come fosse qui e ora. Come se non fossero passati secoli da quando fu  ritratto da Pontormo. Forse si tratta di Cosimo Bartoli, letterato e intellettuale fiorentino legato alla corte di Cosimo I de’ Medici e all’Accademia Fiorentina. Ma è tutt’altro che un ritratto di rappresentanza. La sensazione che ci trasmette il dipinto è che l’identità sociale di questo giovane uomo in fondo non sia la questione principe: questo ritratto rappresenta qualcosa di umano che ha a che fare con la ricerca della conoscenza e del sapere, esprime valori universali.

Con il Gentiluomo con libro, realizzato da Jacopo Carrucci (detto il Pontormo) intorno al 1540-1542 (conservato al Castello di Rivoli) l’artista toscano ci restituisce una presenza umana che non si esaurisce nella posa e nei simboli del rango sociale. È come se volesse far arrivare a noi l’interiorità di una persona colta, partecipe della grande rivoluzione culturale del Rinascimento. Il giovane uomo ci guarda, la lettura viene interrotta e, nello scambio di sguardi con lo spettatore, il ritratto acquista una straordinaria vitalità. C’è un’intensità psicologica nei ritratti di Pontormo, che ci tocca, che ci parla, senza filtri.

Molti suoi ritratti, provenienti anche da collezioni private ed estere, punteggiano questa straordinaria monografica curata da Cristina Acidini, intitola semplicemente Pontormo e realizzata dalle Scuderie del Quirinale, in collaborazione con gli Uffizi (aperta fino al 7 febbraio, catalogo Electa): c’è il celebre Ritratto di alabardiere (1529-1530, proveniente dal Getty Museum di Los Angeles) e il ritratto di Maria Salviati, vedova di Giovanni dalle bande nere e donna chiave del potere mediceo: ma c’è anche il magnetico ritratto in primo piano di Alessandro de’ Medici (discendente di Lorenzo de’ Medici) che fu assassinato poco dopo essere salito al potere e proveniente dall’Art Institute of Chicago. Confrontati qui con i ritratti istituzionali di Bronzino (che di Pontormo fu allievo e diversamente da lui accettò un ruolo di pittore di corte), spiccano per come il Carrucci sa cogliere la realtà interiore dei soggetti rappresentati, mostrando l’invisibile

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