Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin: stessa faccia stessa razza

Neocolonialisti, nient’altro. Non c’è differenza tra Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin. Neocon che costruiscono la propria carriera sulla demolizione del diritto internazionale perché quest’ultimo avrebbe dovuto essere l’unico intralcio a una visione della forza come bussola della politica estera ed economica del proprio Paese.

Tutti e tre intendono il mondo come un piatto ricco da agguantare pezzo per pezzo. Il premier israeliano fagocita per cancellare, il russo usa l’invasione come merce di scambio e l’inquilino della Casa Bianca è un rabdomante di petrolio e di terre rare.

La vera differenza tra le tre metastasi di questo tempo incerto sta nell’accoglienza delle loro azioni criminali. Putin è considerato dall’Italia e **dall’**Europa un criminale da sconfiggere per disfarsene. In quel caso il diritto internazionale viene sventolato come stella cometa da seguire a ogni costo. Netanyahu è maledetto per l’evidenza della sua fame genocidiaria. La sensazione è che se fosse stato solo un po’ più furbo, solo un po’ più cauto, l’Ue e il governo italiano non avrebbero nemmeno dovuto fingere di imbarazzarsi per il genocidio.

Trump invece è addirittura adulato. Circolano in questi giorni sui giornali italiani svalvolate ipotesi di lotta al narcotraffico. A Giorgia Meloni nessuno ha mai raccontato che Trump è lo stesso che un mese fa ha graziato l’ex presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández, condannato a 45 anni di carcere per traffico di droga: aveva portato 400 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti.

Altri sottolineano come conti il fine e non il mezzo e che l’avere tolto di torno l’autocrate Maduro sia l’unica cosa che conta. Il fine giustifica i mezzi, dicono, dimenticando che la politica invece sta tutta lì: perseguire gli obiettivi nel rispetto della legge.

«State difendendo Maduro!», titolano certi giornalacci. No, vi sbagliate: ci fate schifo, semplicemente.

Buon lunedì.

Foto di Pau Casals su Unsplash

Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.