Ogni anno la soglia del ridicolo si sposta. Ieri ci siamo sorbiti Mollicone mentre ci insegnava che la croce celtica non è un simbolo nazista ma un simbolo religioso

Come ogni anno, come ogni 7 gennaio, anche ieri ad Acca Larentia è andato in scena il rigurgito fascista che insozza questo tempo e questo Paese. Di anno in anno – e sarà sempre peggio – l’adunata di nostalgici fascisti farà sempre meno rumore. Merito dell’assuefazione, l’arma più potente di ogni declino politico e morale. 

Gli ingredienti del fetido menù sono sempre gli stessi: il “presente” urlato, il braccio teso, il nero vomitato per le strade di Roma. A inspessire la boria c’è anche la consapevolezza dei fascisti di avere punti di riferimento nei ruoli apicali del Paese.  Ieri erano presenti alla manifestazione il presidente della Commissione Cultura della Camera ed eseponente di Fratelli d’Italia Federico Mollicone e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca oltre al vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli, il senatore di Fdi Andrea De Priamo.

Ogni anno, sempre di più, la morte di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, appartenenti al Fronte della Gioventù, e di Stefano Recchioni serve per puntellare la storia e rivendicare il diritto di esibizione. Il mazzo di fiori dell’organizzazione neonazista Veneto Fronte Skinheads accanto alla corona del Comune di Roma è un’immagine che parla da sola. 

Ogni anno la soglia del ridicolo si sposta. Ieri ci siamo sorbiti Mollicone mentre ci insegnava che la croce celtica non è un simbolo nazista ma un simbolo religioso. E poi ha dato degli «analfabeti» ai giornalisti presenti. Ogni anno, tutti gli anni, sempre di più.  

Buon giovedì.