Non governano. Reagiscono. Ogni contestazione diventa un affronto personale, ogni dissenso una minaccia da neutralizzare. Il nuovo ddl Sicurezza, pronto al varo del governo Meloni, è il punto più avanzato di questa deriva: un impianto punitivo costruito per colpire chi manifesta, per allargare i poteri di polizia, per restringere diritti già fragili di migranti e minorenni.
Il cuore del testo sta nelle piazze. Daspo urbano applicabile anche a chi è solo denunciato, arresti in flagranza differita basati su immagini, perquisizioni preventive con definizioni vaghe come “oggetti atti ad offendere”. Dodici ore di trattenimento per chi “sospettato” di turbare una manifestazione. La protesta viene trattata come un problema di ordine pubblico, da gestire con strumenti eccezionali resi ordinari. Le multe arrivano fino a 20mila euro, i divieti di partecipazione alle manifestazioni possono scattare anche con sentenze non definitive. Il messaggio è chiaro: scendere in piazza costa.
A questo si aggiunge lo scudo penale. Un capovolgimento della procedura: prima la giustificazione, poi – eventualmente – l’indagine. Una tutela costruita per le forze dell’ordine, estesa formalmente a tutti per superare i dubbi di costituzionalità, che però introduce un principio pericoloso: l’eccezione preventiva alla responsabilità. Dopo il caso Ramy Elgaml, la fuga da un posto di blocco diventa reato fino a cinque anni di carcere. La risposta politica a una morte discussa è l’inasprimento penale, non il chiarimento dei fatti.
Il ddl stringe anche su migranti e Ong. Divieti di ingresso in acque territoriali fino a sei mesi per “pressione migratoria eccezionale”, trasferimenti verso Paesi terzi, limiti ai giudici per far funzionare i centri in Albania. Per i minorenni arrivano ammonimenti dai 12 anni e multe ai genitori. È un diritto penale simbolico, che accumula sanzioni per mostrare forza.
Questo governo non amministra conflitti sociali: li reprime. Non cerca consenso: lo impone. Ogni norma racconta la stessa ossessione: punire prima, spiegare poi. È così che l’autoritarismo smette di annunciarsi e comincia a funzionare.
Buon giovedì.




