L'Italia guida l’Europa nella capacità di intimidire la partecipazione pubblica attraverso il diritto

L’Italia torna in testa alla classifica europea delle querele temerarie contro giornalisti e testate e il governo reagisce dicendo che il problema, in fondo, non esiste. Ventuno casi censiti nel 2024 dalla Coalizione europea contro le SLAPP, più di qualunque altro Paese. Per il secondo anno consecutivo. Un primato stabile, consolidato, che resiste anche ai criteri più restrittivi adottati dal monitoraggio europeo. Eppure, davanti a questi numeri, Palazzo Chigi sceglie la negazione.

Giorgia Meloni già tempo fa ha liquidato la questione con una formula rassicurante: una normativa ad hoc “non serve”. L’Italia, secondo la presidente del Consiglio, dispone già degli strumenti per sanzionare l’abuso del processo. La direttiva europea anti-SLAPP verrà recepita entro maggio 2026 e tanto dovrebbe bastare. Il resto, implicitamente, è rumore.

I dati raccontano altro. La direttiva Ue riguarda quasi esclusivamente i casi transfrontalieri. Oltre il novanta per cento delle azioni intimidatorie contro giornalisti censite in Europa nasce e muore dentro i confini nazionali. È lì che si consuma l’effetto più efficace delle querele temerarie: il costo legale preventivo, l’asimmetria di risorse, il tempo sottratto al lavoro, la pressione che induce al silenzio prima ancora di arrivare a una sentenza. CASE registra solo i procedimenti formalizzati, lascia fuori le minacce legali che ottengono lo stesso risultato senza passare da un tribunale. Il quadro reale è più ampio del campione.

In Italia la pressione contro la libertà d’espressione e il diritto-dovere di informare assume forme sempre più sofisticate. Alla diffamazione si affiancano privacy, dati personali, richieste cautelari, strumenti procedurali usati come leve di logoramento. Il merito dell’interesse pubblico scivola sullo sfondo, sostituito dalla gestione del rischio. È una dinamica strutturale, segnalata anno dopo anno, che rende il “già sanzioniamo” una frase priva di riscontro empirico.

Quindi mentre il Consiglio d’Europa e la Commissione Ue invitano gli Stati ad agire anche sulle SLAPP domestiche, il governo italiano si rifugia nel minimo indispensabile, trattando una patologia sistemica come un dettaglio tecnico. Il risultato è certificato dai numeri: l’Italia guida l’Europa nella capacità di intimidire la partecipazione pubblica attraverso il diritto.

Questo è il punto che i dati inchiodano. Dire che va tutto bene non ferma le querele contro i giornalisti. Serve solo a normalizzarle.

Buon giovedì.

Foto di Andrii Babarytskyi su Unsplash