Roma è una delle principali città universitarie del Paese. Ospita grandi atenei pubblici, numerosi istituti privati, centri di ricerca e accademie. Ogni giorno migliaia di persone studiano, lavorano, si formano, preparano esami e concorsi. Eppure l’accesso allo studio resta spesso complicato, soprattutto fuori dagli orari tradizionali.
Molte biblioteche comunali, infatti, chiudono nel tardo pomeriggio o restano chiuse nel fine settimana. Proprio nei momenti in cui studenti lavoratori, giovani precari e cittadini con meno spazi a disposizione avrebbero maggiore bisogno di luoghi tranquilli e accessibili per studiare e concentrarsi.
Le biblioteche pubbliche non sono soltanto luoghi di prestito librario. Sono spazi di studio, inclusione, socialità e cittadinanza attiva. Rappresentano un presidio culturale fondamentale, soprattutto in una città complessa come Roma. Limitarne l’accesso significa ridurne il ruolo pubblico e sociale.
Da questa consapevolezza nasce la petizione “Roma studia anche di notte”, promossa da attivisti, professori universitari e studenti. L’obiettivo è chiedere a Roma Capitale di avviare una sperimentazione temporanea, graduale e basata sui dati, per ampliare gli orari di apertura delle biblioteche comunali.
La proposta è articolata su due direttrici principali: l’apertura nel fine settimana di un numero selezionato di biblioteche, scelte tra le più frequentate o collocate in zone strategiche della città, anche a rotazione tra i municipi; e l’estensione dell’orario serale, fino alle 22 o alle 24, in alcune biblioteche pilota. Una sperimentazione utile a valutare affluenza, costi, sostenibilità organizzativa e impatto sociale.
In molte città italiane ed europee, progetti simili sono già stati avviati con risultati positivi. Non si tratta quindi di una proposta eccezionale, ma di un modello già sperimentato altrove. Un fatto confermato anche dalle adesioni raccolte dalla petizione, tra cui quella di Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica, che rafforza il valore culturale dell’iniziativa.
La questione, però, va oltre Roma. Riguarda il modello di città che vogliamo. Una città che investe nello studio è una città che riduce le disuguaglianze, che offre alternative alla solitudine e all’esclusione, che riconosce il valore del tempo delle persone. Aprire le biblioteche la sera e nel weekend non è solo una scelta organizzativa: è una scelta politica, culturale, profondamente democratica.
In un’epoca segnata da precarietà, crisi del welfare e impoverimento degli spazi pubblici, le biblioteche possono tornare a essere luoghi di resistenza civile e di costruzione collettiva del sapere. Ma solo se vengono messe davvero nelle condizioni di svolgere questo ruolo. Roma ha oggi l’occasione di sperimentare, misurare e decidere. Tenere le biblioteche aperte significa, in fondo, tenere aperta la città.
L’autore: Giacomo Pellini è giornalista ed esperto dei temi dell’ambiente e del clima. È autore del libro Contro i mercanti del clima, edito da Left
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