Che bella la politica quando smette di fingere. A Genzano di Lucania, in provincia di Potenza, il deputato di Fratelli d’Italia (FdI) Aldo Mattia ha tenuto ai dirigenti meloniani locali una lezione che vale più di mille comizi. Gli argomenti ci sono, ha detto. Ma se non bastassero, «utilizzate anche il solito sistema clientelare: non ci credi, beh fammi questo favore. Perché tu sei mio cugino, perché io ti ho fatto questo favore».
Il “solito”. Non “un sistema clientelare” come deviazione: il solito. Quello che c’è sempre, quello che funziona quando gli argomenti finiscono. Mattia non ha inventato niente: ha detto ad alta voce quello che in genere si sussurra.
Il fronte del Sì si presenta da mesi come paladino della separazione delle carriere, del cittadino da proteggere dall’arbitrio delle toghe. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio li ripete con la precisione di un manuale. Una riforma di principio, ci dicono da anni.
Poi arriva Mattia da Genzano e spiega come si vince davvero: con i cugini e con i debiti da riscuotere. «Perché dobbiamo vincere questa battaglia», ha aggiunto. La battaglia. Non il dibattito sulle norme: la battaglia. E nelle battaglie tutti i mezzi sono leciti.
C’è una coerenza involontaria, in tutto questo. Un referendum nato per sottrarre la magistratura all’influenza della politica viene promosso con gli strumenti più antichi del clientelismo. Il paradosso sarebbe comico se non riguardasse la Costituzione.
Mattia ha anche chiarito la posta in gioco: una sconfitta «sarebbe una ferita grave» per il governo. Non per i cittadini in attesa di giustizia: per il governo. Ecco la verità, finalmente senza il filtro della retorica riformista.
Quindi: votate Sì perché ve lo chiede vostro cugino. Che è, in fondo, l’argomento più solito di tutti.
Buon lunedì.
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