Grazie agli italiani che hanno votato. Grazie ai giovani. Grazie al Sud

L’unica cosa che riuscivano a fare bene era vincere. Il 23 marzo 2026 si porta via anche quella.

Il No chiude al 53,7%. L’affluenza al 58,9%, record per un referendum costituzionale. Gli under 34 votano No al 61,1%. Napoli li boccia al 71,8%, Palermo al 66,6%, Roma al 60,3%. Il Sì sopravvive in tre regioni: Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto. Nel resto d’Italia, non regge.

Adesso arriva la parte che conoscono meglio. Il ministro Carlo Nordio dichiara che “non è nostra intenzione attribuire a questo voto un significato politico.” Il popolo è sovrano quando vince il Sì. Quando vince il No, ha solo votato senza capire. Giorgia Meloni chiama questo “un’occasione persa di modernizzare l’Italia.” Gli italiani hanno sbagliato. Si sono presi la responsabilità di fare i capricci con la storia.

Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, già annuncia che la magistratura “ha esondato”, che “si è fatta soggetto politico”. Il vittimismo è immediato, non richiede un minuto. È il linguaggio di chi non ha mai accettato che esistano limiti al proprio potere.

Il 57,7% di chi non aveva votato alle europee del 2024 è andato alle urne e ha scelto No. Quella cifra dice una sola cosa: la riforma ha mobilitato, non l’opposizione.

Ora prenderanno atto, rispetteranno, andranno avanti. Butteranno il silenzio sulle dimissioni e spiegheranno che il mandato parlamentare è altro. La democrazia diretta vale, ma solo in certi giorni.

Grazie agli italiani che hanno votato. Grazie ai giovani. Grazie al Sud, che non ha mai smesso di sapere cos’è un potere che non risponde a nessuno.

Buon martedì.

Foto di Gaétan Marceau Caron su Unsplash

Giulio Cavalli
Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.