Il ministro resta al suo posto mentre il bilancio negativo si accumula. L'abuso d'ufficio cancellato, ora da ripristinare per obbligo europeo

Alle undici il Parlamento europeo vota la “Direttiva sulla lotta contro la corruzione”. L’articolo 13 ter obbliga tutti gli Stati membri Ue a prevedere il reato di abuso d’ufficio. L’Italia ha due anni per adeguarsi o rischia la procedura d’infrazione. Carlo Nordio (Fratelli d’Italia) lo aveva cancellato con la legge n. 114, in vigore dal 25 agosto 2024: oggi Bruxelles glielo rispedisce.

Terza mazzata in quarantotto ore. Prima il referendum: il No alla separazione delle carriere ha vinto con oltre il 53%. Poi le dimissioni forzate di Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia (Fratelli d’Italia), per i rapporti con la figlia di Mauro Caroccia, condannato come prestanome del clan Senese. Nella stessa giornata ha lasciato Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto di via Arenula, indagata nel caso Almasri e nota per aver definito la magistratura «plotoni di esecuzione» in diretta tv. Entrambe le dimissioni su pressione di Meloni. Nordio è rimasto.

Rimane, mentre il bilancio si accumula. L’abuso d’ufficio cancellato, ora da ripristinare per obbligo europeo. Il decreto anti-rave, ottobre 2022: nel 2023, otto imputati e zero condanne, ammessi dallo stesso ministro in risposta al Parlamento. Il decreto sicurezza, legge nel 2025: quattordici nuovi reati per i cosiddetti “maranza” e per i blocchi stradali.

Sostanzialmente, il governo ha smontato gli strumenti contro la corruzione dei funzionari pubblici e costruito reati per chi balla in un campo. L’Europa risponde con un articolo 13ter che non chiede permesso. Il garantismo di Nordio finisce qui.

Buon giovedì.