Arrestato per un controllo stradale e poi deportato in Sierra Leone, pur essendo dominicano. Il caso di Saren solleva interrogativi su errori, corruzione e arbitri del sistema migratorio statunitense

Adesso abbiamo la tecnologia e posso parlare con la mia famiglia, quando voglio, ma non sono lì con loro». Saren è seduto nel piccolo bar dell’ostello statale, nel centro di Freetown, in Sierra Leone. Mi dice in videochiamata che ci sono 32 gradi, e non c’è aria condizionata; alle sue spalle un vecchio ventilatore, attaccato al soffitto si muove a singhiozzi.

Lui è nato nella Repubblica Dominicana 58 anni fa e nel 1994, grazie a un visto rilasciato dall’ambasciata arrivò in Florida. Da lì, grazie a un aereo si trasferì in North Carolina, a Charlotte, dove aveva messo radici.

Ha cominciato barcamenandosi con piccoli affari, ha venduto i giornali per strada, ha lavorato come cameriere e negli ultimi anni ha preso in gestione un salone di bellezza.

Dopo qualche iniziale problema, si è sposato, ha avuto tre figli e per circa ventitré anni è stato un cittadino modello. Non ha mai fatto richiesta per ottenere il passaporto, non ne aveva bisogno, si sentiva americano, era americano: i suoi figli erano nati in North Carolina e andavano a scuola a Charlotte.

Una sera di novembre del 2018, stava rientrando a casa in auto. «Un nero attira sempre l’attenzione della polizia, quando guida una Chevrolet», ci tiene a sottolineare.

L’abitacolo odorava di superalcolici. Il poliziotto era sospettoso e gli aveva chiesto di sottoporsi all’alcol test. Saren non era ubriaco ma, dopo il lavoro, aveva bevuto un paio di bicchieri di cognac con gli amici. Non aveva voglia di protestare, voleva essere conciliante e sbrigarsi, perché stava rientrando a casa. L’alcol test era risultato negativo, ma il poliziotto non si era dato per vinto; Saren doveva dimostrare di poter rimanere in piedi su una sola gamba. La gamba destra aveva retto il peso del corpo. Il problema si è palesato con la gamba sinistra: a fine agosto una delle sedie del salone di bellezza gli era rotolata sulla caviglia e l’infortunio, nonostante fossero passati alcuni mesi, non si era ancora sanato del tutto.

Aveva barcollato e l’agente lo aveva trasportato in guardina, dove

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