Venerdì 10 aprile Giorgia Meloni avrebbe dovuto presentarsi in Parlamento per rilanciare l’azione di governo. Lo ha comunicato il ministro Luca Ciriani (Fratelli d’Italia) nel pomeriggio di martedì. Poi qualcosa è cambiato: l’informativa è slittata al giovedì 9 perché i parlamentari di maggioranza non volevano restare a Roma il venerdì. La settimana corta, insomma, è brutta solo per tutti gli altri.
È un copione già visto. A marzo la Camera ha bocciato la proposta di Pd, Avs e M5S per ridurre l’orario di lavoro a 32 ore settimanali a parità di salario: 132 voti a favore dell’emendamento soppressivo, 90 contrari. Costi insostenibili, ha spiegato il centrodestra. Già lo scorso giugno Ciriani aveva proposto di spostare le interpellanze al giovedì per allungare il weekend. Al Senato, del resto, si chiude il giovedì da anni.
C’è una cosa che vale la pena scrivere per esteso. Gli stessi parlamentari che non volevano restare a Roma di venerdì hanno tutto l’interesse a tenere in vita questo governo almeno fino all’aprile del 2027. Per maturare il diritto alla pensione servono quattro anni, sei mesi e un giorno di mandato: la XIX legislatura ha iniziato il 13 ottobre 2022, la data scatta intorno alla metà di aprile del prossimo anno. Chi non ci arriva perde i contributi. Davvero c’è qualcuno che pensa che questi parlamentari faranno di tutto per non arrivare fino in fondo?
Sostanzialmente questa è la cosiddetta “visione politica” della maggioranza: arrivare a fine mandato con le tasche in ordine. Il comando di Meloni è tanto autorevole che la sua agenda la decidono loro.
Buon mercoledì.




