Renzi si prende la sua responsabilità, come ha scritto su twitter, ponendo la fiducia all’Italicum. Ma Bersani quella fiducia non la vota.

Dopo 17 volte in cui alla Camera ha obbedito al volere del suo segretario e presidente del Consiglio, Pierluigi Bersani da Bettola (Piacenza), stavolta non ci sta. «Gli atti del governo che riguardano il governo» li voterebbe anche subito, scrive sulla sua pagina di facebook. Ma «sulla democrazia un governo non mette la fiducia». Stavolta l’uomo della “Ditta”, il segretario piddino spazzato via dalla furia rottamatrice di Renzi, si ribella. «Si sta creando così un precedente davvero serio, di cui andrebbe valutata la portata. Questa fiducia io non la voterò».

Una zampata di orgoglio per il leader che viene dal Pci, e che voleva “smacchiare il giaguaro”?  Di sicuro “l’uomo solo al comando” a Bersani non è mai piaciuto. Più volte se n’è uscito con critiche al modo con cui Renzi stava guidando il partito, quella Ditta che ormai nei territori incontra sempre meno iscritti. E che, invece, a livello di dirigenti, mostra clamorosi cambi di scena. Come sta accadendo in Toscana o in Emilia Romagna, dove esponenti bersaniani improvvisamente sono passati sotto la nuova bandiera renziana.

Adesso Bersani vota no alla fiducia in nome della democrazia. Mentre sulla riforma del Senato e sullo smantellamento dell’articolo 18, due questioni che toccano da vicino i diritti dei cittadini, si era fatto sentire solo pallidamente.

Con lui non votano la fiducia l’ex capogruppo Pd Roberto Speranza, Giuseppe Civati, Enrico Letta, Roberto D’Attorre, Francesco Boccia, Rosy Bindi, Gianni Cuperlo e Stefano Fassina e si vocifera anche altri esponenti della corrente Area riformista. Resta da capire se i “dissidenti” del Pd voteranno palesemente contro o sceglieranno di uscire dall’aula.

@dona_Coccoli

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