La melodia la conosciamo tutti. Quindi cantiamo. Nessuno se ne avrà a male, dato che siamo in vena di deformazione degli Inni. “Una mattina, mi sono alzata e ho detto ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao, a settant’euro di stipendio, per andare a Roma a protestar! Son le quattro e mezza, siamo parecchi, anche assonnati, o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao, c’ho anche paura che la infangheranno tre black block da dietro l’angolo…”.

Buongiorno, si parte. La luna è piena. È il 5 maggio 2015. Ripasso a mente qualche verso. “Ei fu. Siccome immobile,/dato il mortal sospiro,/stette la spoglia immemore/orba di tanto spiro,/così percossa, attonita/la terra al nunzio sta,/muta pensando all’ultima/ora dell’uom fatale;/né sa quando una simile/orma di piè mortale/la sua cruenta polvere/a calpestar verrà./Lui folgorante in solio/vide il mio genio e tacque;/quando, con vece assidua,/cadde, risorse e giacque,/di mille voci al sònito/mista la sua non ha:/vergin di servo encomio/e di codardo oltraggio,/sorge or commosso al sùbito/sparir di tanto raggio;/e scioglie all’urna un cantico/che forse non morrà. Povero Manzoni, se sapesse che ne farebbe Renzi…meglio se dormicchio due ore. La notte appena trascorsa l’ho vissuta a veglia.

Foto di Valerio Muscella

Corteo, inizio da piazza della Repubblica. Tutto bene. Volevo fare uno striscione “”. Non ho provveduto, ma altri lo hanno fatto meglio di me. Piazza della Repubblica, a corteo già iniziato, stracolma di studenti, striscioni, bandiere, tanta gente comune…non siamo soli.

Ore 10.52, ho raggiunto la testa del corteo sul Pincio a Villa Borghese. Siamo sopra i tetti di Roma. Ci guardo passare. Una marea umana impressionante che canta (non urla): “Renzi, Renzi, scioperiamo, 80 euro te li ridiamo!”. “Meglio spesi non potevamo”…questo l’ho aggiunto io. Tutto legittimo, chiaro e limpido. Una moltitudine di operatori della scuola, studenti e genitori. Da ascoltare. “Renzi, beccati ‘sti tre fischi!” ha scritto sulla maglietta una signora.

Ore 11.30, sono ancora ferma quassù e del corteo non ne vedo la fine. Studenti intonano: “La scuola pubblica non si vende, le nostre scuole non sono aziende!”. “Siamo i lavoratori della conoscenza” rispondono i docenti. Intravedo il mio gruppo e mi avvio in Piazza del Popolo.

Ore 12.30, arrivano in piazza gli ultimi, studenti. Il comizio dei rappresentanti delle varie sigle sindacali praticamente concluso. C’è la musica. Ho intravisto qualche politico, ma non farò pubblicità a nessuno. Ha scioperato quasi l’80% del mondo della scuola di ogni ordine, grado e ruolo. Dicono che siamo 100.000 a Roma. 500.000 nelle piazze di sei città italiane. Molti Istituti chiusi. Qualche irriducibile che non ha capito, non vuole capire e fa orecchi da mercante. Fine della scuola pubblica, della trasparenza nelle assunzioni, fine degli organi collegiali, del Preside garante di imparzialità, fine della libertà di insegnamento, dell’uguaglianza fra discenti. Avanti al Dirigente di azienda, nominato e non assunto per concorso, ai caporalati, all’assimilazione fra scuole private paritarie e scuole pubbliche privatizzate, agli Istituti che ricevono il 5×1000 e a quelli che non interesseranno a nessuno. Le assunzioni di migliaia di precari? Dovere dello Stato e non concessione o baratto per riformulare i principi costituzionali dell’Istruzione, perché grazie al lavoro dei precari la scuola pubblica ha potuto da anni aprire i battenti e garantire il suo servizio. Senza contare il parere della Corte Europea. Idonei a tutti gli effetti, quindi.

Foto di Valerio Muscella

Ci ripetiamo, rientrando, per chiarirli definitivamente nella nostra mente, tutti i difetti di questo Ddl, degli emendamenti che in queste ore passano dalla Commissione e vengono respinti o approvati con riformulazioni semantiche che non cambiano la sostanza ed i contenuti. E come un mantra i rappresentanti di questo Governo ed il Premier rispondono a frasi fatte, tre, altro che i tre fischi, sempre gli stessi slogan per nascondere la reale intenzione della Riforma. Tv e stampa sembrano obnubilati dai refrain. Non so cosa abbiano riportato di questa giornata, se la verità interessa ancora a qualcuno in questo Paese.

Stiamo tornando a Pistoia. Ho lasciato mia figlia in autogestione tutto il giorno, per difendere il suo futuro, quello dei suoi figli e miei nipoti. Domattina sette ore di scuola e due di Interclasse. Chi è che si azzarda a dire che noi insegnanti non ci guadagniamo il pane?!

Domani è un altro giorno, grande slogan-verità coniato da Rosella O’ Hara-Margaret Mitchell, e di lotta, voglio dire, perché ognuno ha la sua Tara da difendere e ricostruire.

Buon Risorgimento a tutti. E buonanotte.

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