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Francia, Europa. Un camion percorre il raccordo autostradale verso l’Eurotunnel, diretto in Gran Bretagna. Sul tragitto c’è un posto di blocco della Republican Security Companies, un corpo della polizia francese. I gendarmi aprono i cassoni dei tir alla ricerca dei clandestini. E li trovano. Li fanno scendere, li respingono oltre i guard rail, nei campi confinanti. Spintoni e colpi di manganello. Sono immagini crude, violente, disumane. Ma sono all’ordine del giorno a Calais.

Calais, a nord della Francia, è la città portuale che affaccia proprio sulla Manica, più d’uno la chiama la Lampedusa del Nord. Calais è il passaggio verso l’Inghilterra: «Raggiungere l’Inghilterra o morire provandoci», si dice da queste parti. E chi le pronuncia conosce bene il peso di quelle parole: se è già in Europa, c’è arrivato via mare – onda dopo onda su un barcone – raggiungendo Lampedusa oppure via terra – camion dopo camion – dalla Turchia.

È partito dall’Africa, dalla Siria, dall’Iraq, dal Kurdistan. È arrivato e si è accampato in attesa di imbarcarsi verso il Regno Unito.

Il video che state per vedere, è stato pubblicato sul web dall’associazione Calais Migrant Solidarity. Le immagini sono state catturate il 5 maggio 2015, dalle 8 del mattino e per tutta la giornata sul ramo autostradale che conduce al porto dei traghetti di Calais (A216). Le associazioni denunciano la regolare brutalità della polizia contro i migranti nascosti nei camion. In queste ore, in Francia, monta la protesta da parte delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani. E intanto la polizia francese indaga sul comportamento dei suoi agenti in attesa che vengano prese le eventuali sanzioni.

Il video è intervallato da alcune frasi estratte dal discorso del ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve. Pronunciate proprio a Calais. Appena il giorno prima, il 4 maggio.

@TizianaBarilla

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