Non è solo la caduta di una delle bellezze storiche dell’umanità. Non è solo il rischio che quelle antiche vestigia romaniche nel deserto vengano utilizzate per arricchire le casse dei jihadisti attraverso il ben collaudato traffico di reperti archeologici. La caduta di Palmira nelle mani delle milizie dello Stato islamico è tutto questo, e già sarebbe abbastanza, ma anche tanto altro di più. E di inquietante. E’ la tangibile conferma che la Siria, come Stato unitario, non esiste più. E lo stesso può dirsi del vicino Iraq.

Al loro posto è sorto, e si sta consolidando, uno “Stato parallelo”, che il mondo non riconosce ma con cui sarà chiamato, molto più di quanto non lo sia già oggi, a fare i conti: lo Stato del Califfo Ibrahim, al secolo Abu Bakr al-Baghdadi, il primo Stato della Jihad al mondo.

Dopo la conquista di Palmira, l’Isis controlla più della metà del territorio siriano. Ad affermarlo è o l’Osservatorio siriano per i diritti umani, sottolineando l’avanzata verso ovest condotta dagli jihadisti. I miliziani, che già controllavano larghe parti della Siria a nord ed est, per la prima volta hanno conquistato una importante città nel centro del Paese, sottraendola al controllo delle forze governative. In questo modo, l’Isis domina su 95mila chilometri quadrati ed è presente in 9 province.

Per comprendere al meglio le dimensioni del fenomeno  sarebbe opportuno dotarsi di una cartina geografica del Medio Oriente e collegare Aleppo, seconda città siriana, a Mosul, in Iraq, o Ramadi, conquistata nei giorni scorsi dallo Stato islamico, con Palmira. Il quadro che si avrebbe è impressionante: Ramadi si trova a 113 km a Ovest di Baghdad ed è lo snodo stradale più importante fra l’Iraq e la Siria, facilitando di molto il movimento di truppe fra le aree controllate da Isis a cavallo di un confine che non esiste più. Palmira si trova 210 km a Nord-Est di Damasco nel deserto che si allunga verso l’Iraq e consente di avanzare verso la capitale e la città di Homs.

Le immagini dell’entrata dei miliziani nel sito archeologico sono state mostrate dalla televisione di Stato siriana e postate sugli account dei social media pro Is. Un jihadista dell’Is parlando dalla zona e citato dai siti Internet vicini al gruppo, ha spiegato che le milizie al servizio di al-Baghdadi  controllano anche l’ospedale usato come base dall’esercito siriano prima di ritirarsi, evacuando anche i civili. Questo fa parte della guerra mediatica che accompagna sempre, nell’agire dell’Isis, quella combattuta sul campo.

Quelle immagini raccontano di un modo di essere dell’Isis che non ha nulla della vecchia propaganda della prima al-Qaeda targata Osama bin Laden: la virtualizzazione della propria potenza militare è propria di chi pensa e agisce come un capo di Stato,  che fa dell’uso della forza e del terrore non come un fine ma come gli strumenti per consolidare il proprio controllo sul territorio, per radicare e  rafforzare il proprio potere statuale, per essere non solo temuto ma riconosciuto dalla comunità internazionale come un imprescindibile attore  sullo scenario mediorientale. Un soggetto con cui, un giorno, si dovrà anche trattare. Tutto ciò racconta quella bandiera nera issata sulla mitica Palmira.

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