Si è conclusa una settimana nera per le borse cinesi. Il mercato azionario continua la sua discesa nonostante l’iniezione da 50 miliardi di yuan della Banca centrale e il taglio dei tassi deciso nel fine settimana. Dal 12 giugno scorso sono stati bruciati oltre mille miliardi di euro. La borsa di Shanghai ha perso oltre il 20 per cento e quella di Shenzhen più del 25.

Dopo quasi mille giorni di rialzi ininterrotti, con crescite fino al 150 per cento e 6500 miliardi di dollari di dividendi nell’ultimo anno, l’indice di Shanghai ha subito un calo che e al momento la frana non sembra destinata a fermarsi. L’euforia che ha convinto oltre 90 milioni di cinesi ad investire in borsa, si è improvvisamente raffreddata.

borse asiatiche

L’Asian Financial Review ha sottolineato come le borse cinesi sopravalutassero di molto le possibilità di crescita nell’economia reale delle imprese presenti nei listini. Differenza evidenziata anche dalle valutazioni ben più prudenti di Wall Street rispetto alle piazze di Shanghai e Shenzhen. Come riporta Bloomberg, il mercato ha divorziato dalla realtà. Una dinamica non nuova, anzi, che forse nella Cina della crescita a doppia cifra ha conosciuto una dinamica più accentuata che altrove.

 

La Banca mondiale ha avvisato il governo cinese della necessità di una riforma del sistema finanziario e Pechino ha risposto con un quantitative easing che però non ha infuso nel mercato la fiducia che il governo sperava.

 

Un mercato volatile e frammentato, composto da un esercito di piccoli investitori -sono molti gli adolescenti che giocano con i soldi dei genitori – rende particolarmente difficile fare previsioni sull’effettiva capacità di questa leva di invertire la tendenza al ribasso della settimana in corso. «La propensione al rischio (sentiment equity) nel mercato azionario cinese è in fase di euforia» avevano reso noto gli analisti di Bank of America Merrill Lynch a marzo, un’euforia che si era raffreddata a partire dal 12 giugno.

Nonostante le dichiarazioni della Banca centrale e del premier Li Keqiang, la sfiducia è rimasta. Giovedì 2 luglio, avevano promesso di premunirsi contro i rischi finanziari sistemici e dichiarato l’intenzione di creare un mercato dei capitali stabile e sano ma, già la venerdì in mattinata, il China Securities Regulation Commission (CSRC) che ha fatto sapere che ci sono importanti «indizi di manipolazioni illegali del mercato». Ha sospeso 19 agenti di short selling, la vendita allo scoperto di titoli per il successivo riacquisto ad un prezzo più basso, che in pratica significa scommettere sulla perdita del mercato. Il CSRC prevedeva un tale comportamento, comune durante i tonfi del mercato, ma ha il sospetto che questo atteggiamento sia stato alimentato dai trader con pratiche speculative.

 

Tutti i titoli giù quindi, con la sola eccezione del mercato delle telecomunicazioni e dell’energia.

 

Lunedì scorso, a Bruxelles durante il 17mo summit Cina-UE, il premier della Repubblica Popolare, Li Keqiang aveva espresso speranze per una soluzione veloce della crisi greca. Un «Euro forte per un Europa forte», aveva detto, è una condizione importante per completare le trattative verso un mercato più solido e ampio.

Ha chiamato le parti alla elaborazione di uno studio di fattibilità che possa inaugurare un’area di libero scambio tra tra i due “Paesi” riducendo le resistenze protezionistiche. In questi giorni, a dire il vero, la preoccupazine di Pechino e Bruxelles è un altra: il rischio è che l’ondata al ribasso cinese e le incertezze dovute alla crisi greca si sostengano a vicenda.

@fpolko

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