Le diseguaglianze sono ciò che rallenta l’economia, servono investimenti infrastrutturali, una riforma dell’immigrazione, più welfare di cura per bambini e anziani e liberare le donne, più regole per la finanza. Hillary Clinton ha presentato la sua agenda economica con un discorso di 45 minuti alla New School di New York e ancora una volta ha mostrato di voler correre una campagna piuttosto a sinistra. Certo, rispetto al suo unico rivale degno di questo nome – Bernie Sanders – l’ex Segretario di Stato è una moderata (non vuole colpire le banche, le vuole regolare), ma la verità è che l’America che propone è migliore di quella di oggi, individuando alcune storture cruciali del sistema e del suo funzionamento e proponendo delle riforme migliorative. Se pensiamo alla crisi greca e al modo in cui l’Europa ha risposto, ascoltare o leggere le parole di Clinton è rinfrancante. Hillary infatti è l’ala mainstream e potente del suo partito, non una giovane ribelle dell’ala sinistra. Nel frattempo ha anche fatto in tempo a dirsi d’accordo con l’ipotesi di accordo raggiunto con l’Iran sul nucleare, altro tema che assieme a Cuba sarà un cavallo di battaglia repubblicano contro i democratici, che verranno accusati di mettere in pericolo la sicurezza degli americani.

Il discorso di Hillary – di cui potete leggere ampi stralci qui sotto – risponde alle campagne che negli ultimi anni si sono battute per l’introduzione del salario minimo e di alcuni diritti (maternità, malattia), parla alle giovani famiglie, anche bianche e anche nei segmenti alti del mercato del lavoro metropolitano, che avrebbero bisogno di servizi di cura adeguati a orari di lavoro e impegni non cadenzati come un tempo. Parla agli immigrati e soprattutto ai loro parenti cittadini americani che votano, parla alle donne e ai loro bisogni di persone che lavorano. E anche ai neri, che sono quelli che guadagnano meno.

 

Ancora una volta la coalizione Obama, quel complesso di interessi e identità comunitarie che ha garantito due vittorie al presidente, è servita. Con una novità: il discorso è prettamente economico e quindi parla anche a quell’America bianca rimasta indietro dagli anni della presidenza di Bill in poi. Quei blue collar rimasti soli in città che sono stati templi dell’industria pesante e che oggi non sanno bene cosa chiedere al futuro. E che spesso, se oltre una certa età, diventano semplicemente conservatori, rimpiangono un passato che non torna e votano a destra. Compito di Hillary per vincere in alcuni Stati cruciali per la vittoria finale (Ohio, Indiana, Wisconsin, Michigan ad esempio) è convincere un pezzo di questo gruppo sociale che è tornata l’ora di votare democratico. Con i ragionamenti sullo stato dell’economia americana, scintillante e dinamica in alcuni comparti, ma arrugginita come la rust belt (la cintura della ruggine) degli Stati ex industriali, Hillary parla ai giovani impegnati nelle start-up sulla costa est e ovest (che New York ormai rivaleggia con San Francisco), ma anche alle minoranze. Il suo, pur essendo un discorso da campagna elettorale, è un discorso di verità: le economie avanzate, dopo 30 anni di tagli alle tasse e alla spesa per i diritti hanno bisogno di tornare a essere più eque, coinvolgere tutti e modernizzare il welfare, rendendolo adeguato ai bisogni di un mercato del lavoro e di tempi di vita più flessibili e articolati.

Ci crede davvero Hillary? Probabilmente si, anche se in passato ha condotto campagne più moderate e centriste. Non solo i tempi sono cambiati, c’è stata la crisi che ha cambiato la società americana, ma lei stessa ha una storia personale più a sinistra della sua storia pubblica. Il tentativo di fare la riforma sanitaria durante la prima presidenza Clinton è un esempio di una propensione a lavorare su grandi questioni che riguardano i diritti. Certo sarà difficile fare campagna elettorale a sinistra per una persona che da 30 anni e più vive da ricca e privilegiata. Un esempio? La battuta di Rand Paul, senatore repubblicano e candidato alle primarie del suo partito. Nel suo discorso Hillary fa una critica alla sharing economy (giusta peraltro), spiegando che a fianco di giovani che avviano esperimenti innovativi e di grande interesse ci sono multinazionali che sfruttano gli autisti ammantandosi di innovazione. Il riferimento è alle limousine di Uber. A quella frase Paul risponde con tweet efficace: Gli americani non dovrebbero ascoltare consigli sulla sharing economy da una che viene portata a spasso in Limousine da 30 anni”.

 

Azzeccato, ma difficilmente il partito che si è caratterizzato per difendere gli interessi più forti, anche negli anni della crisi, riuscirà a presentare se stesso alla sfida del 2016 come il partito dei derelitti. Più difficile, per Clinton, spiegare come finanziare tutte le proposte che avanza. Su questo media e repubblicani la incalzeranno.

 

 Qui sotto stralci del discorso di Hillary Clinton

Sulle diseguaglianze

 Non creeremo abbastanza posti di lavoro e nuove imprese senza una maggiore crescita, e non possiamo costruire famiglie forti e sostenere la nostra economia molto basata sui consumi senza una maggiore equità. Abbiamo bisogno di entrambi, perché se è vero che l’America è di nuovo in piedi, non stiamo ancora correndo come dovremmo. I profitti delle imprese sono a livelli da record e gli americani lavorano duro come sempre – ma gli stipendi si sono appena mossi in termini reali. Le famiglie fanno fatica a far quadrare i conti, le spese sanitarie extra-assicurazione, quelle per l’assistenza all’infanzia e la cura dei genitori anziani aumentano molto più velocemente dei salari.

I progressi tecnologici e l’espansione del commercio mondiale hanno creato interi nuovi settori di attività commerciale e aperto nuovi mercati per le nostre esportazioni, ma troppo spesso sono anche stati alla base della polarizzazione crescente la nostra economia: ne beneficiano i lavoratori altamente qualificati, ma determinano il trasferimento all’estero e la dequalificazione delle tute blu e di altri lavori di medio livello che garantivano redditi adeguati per milioni di americani.

Le proposte

 Le piccole imprese creano oltre il 60 per cento dei nuovi posti di lavoro americani. Per questo devono essere una priorità assoluta. Ho detto che voglio essere il Presidente dello small business, e dico sul serio. E in tutta la campagna ho intenzione di parlare di come possiamo aiutare gli imprenditori con meno burocrazia, accesso al capitale più semplice, sgravi fiscali e semplificazione. Promuoverò una riforma fiscale per stimolare gli investimenti in America, e cancellando quelle falle che favoriscono le imprese che spostano posti di lavoro e profitti all’estero.

E so che, sebbene non è sempre il modo in cui tutti la vediamo, che un altro motore di forte crescita sarebbe una riforma globale dell’immigrazione. Voglio che mi ascoltiate bene: ci sono stime che indicano come fare entrare milioni di persone laboriose nell’economia formale aumenterebbe il nostro prodotto interno lordo di 700mila milioni dollari in 10 anni.

Poi ci sono gli investimenti pubblici che vi aiuteranno imprese consolidate e gli imprenditori a creare la prossima generazione di posti di lavoro ben remunerati. (…)Quindi cerchiamo di creare una banca per le infrastrutture in grado di convogliare i fondi pubblici e privati, incanalare i fondi per finanziare nuovi aeroporti di classe mondiale, ferrovie, strade, ponti e porti. E costruiamo reti più veloci a banda larga – e assicurare che ci sia una maggiore diversificazione dei fornitori in maniera da dare più scelta ai consumatori.

Le donne e il welfare

 E’ tempo di riconoscere che servizi per l’infanzia di qualità e a prezzi accessibili non sono un lusso ma una strategia di crescita. Ed è il momento di porre fine allo scandalo per cui tante donne ancora guadagnano meno degli uomini sul lavoro – e le donne di colore ancora meno delle altre. (…) Sono ben consapevole del fatto che per troppo tempo, queste sfide sono state derubricate come ‘problemi di donne.’ Beh quei giorni sono finiti.

Retribuzione equa e tempi di lavoro programmabili, congedo parentale retribuito e giorni di malattia guadagnati e asili nido sono essenziali per la nostra competitività e crescita.

Wall Street e finanza

 Nel corso di questa campagna, presenterò proposte per limitare l’assunzione di rischi eccessivi da parte degli operatori di Wall Street e assicurino che i mercati azionari funzionino per gli investitori normali e non solo quelli ad alta frequenza e collegamenti più veloci (l’ultimo grido di Wall Street: scambi così rapidi da far guadagnare chi ha connessioni più rapide e arriva pochi millesimi di secondo prima degli altri ndr.).

Potenzierò e responsabilizzerò le autorità di regolamentazione che sappiano che l’esistenza di istituti Too big to fail – troppo grandi per fallire – è ancora un problema molto serio. Faremo in modo che nessuna impresa è troppo complessa da gestire e sorvegliare. E perseguiremo gli individui così come le imprese quando commettono frodi o altri illeciti penali. E quando il governo recupererà soldi da aziende o individui che hanno danneggiato il pubblico, li useremo per un fondo fiduciario indipendente a beneficio di tutti. Potrebbe ad esempio contribuire a modernizzare le infrastrutture o anche essere restituito direttamente ai contribuenti.

Io corro per la presidenza per costruire l’America di domani, non quella di ieri. Un’America costruito sulla crescita e l’equità. Un’America dove se fate la vostra parte, potrete raccogliere i frutti. Dove nessuno viene lasciato fuori o indietro.

@minomazz

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