Oggi alle 12 è stata approvata a Montecitorio la Carta dei diritti di Internet”, una sorta di Costituzione per chi naviga sul web che stabilisce nuove regole per quanto riguarda l’accesso alla rete, la net neutrality e il delicato rapporto fra privacy e social network. «Il web è ormai essenziale nella vita di ognuno di noi e nelle possibilità di sviluppo dei singoli cittadini e delle aziende» spiega la presidente della Camera Laura Boldrini «È la prima volta che un Parlamento produce una dichiarazione sui diritti di Internet di ispirazione costituzionale e di portata internazionale». Il primo a mettere sul piatto l’idea fu Stefano Rodotà, da sempre molto attento alla tutela delle potenzialità democratiche del web. Il professore infatti lanciò la proposta già nel 2005 in occasione del Word Summit on Information Society organizzato dalle Nazioni Unite.

 

Quali sono gli obiettivi della dichiarazione?

Innanzitutto bisogna chiarire che per ora la carta non ha alcun valore normativo, non si tratta infatti né di una legge, né di una proposta di legge, i 14 punti cardine della dichiarazione più che altro aspirano ad essere il primo passo verso una “Magna Charta” del Web, un documento che già Tim Berners-Lee, ideatore del world wide web ovvero di internet come lo conosciamo adesso, si augurava venisse emanato. I temi che sono stati considerati sono i più vari e tengono conto di un mondo che sta cambiando e si evolve insieme alle tecnologie e alla stessa rete. Centrale l’articolo 2 secondo cui l’accesso a Internet è un diritto fondamentale.

Per il resto si va dalla tutela dei dati personali, che devono essere raccolti e conservati secondo criteri e limiti ben precisi, al corretto utilizzo delle piattaforme social come Facebook e Twitter. Una sorta di etichetta di comportamento per il rispetto reciproco e per evitare situazioni di violenza verbale online o cyber bullismo che possono avere ricadute anche tragiche sulla vita “off line”, come dimostrato da recenti casi di cronaca. Altro tema fondamentale è poi quello del digital divide, l’accesso alla rete, sia in termini di possibilità tecniche che di conoscenze necessarie per utilizzare internet. «Tra i temi più sottovalutati fin ora- spiega Juan Carlos De Martin, docente di Informatica del Politecnico di Torino e editorialista de La Stampa – c’è proprio il diritto all’educazione: se non si conosce e comprende a fondo la logica di Internet, si rimane utenti molto superficiali e, quindi, sminuiti. Il divario digitale si articola su più aspetti: può essere strutturale, quando mancano gli concretamente gli strumenti per accedervi, economico (‘vorrei ma non posso permettermelo’) e culturale (‘posso permettermelo ma non so come utilizzarlo’). Messe insieme, queste disparità riguardano quasi un italiano su due, con percentuali molto più alte nelle fasce di popolazione più povere o anziane». Internet appunto è ormai sempre più una questione di democrazia, lo è in termini individuali e sociali per quanto concerne i diritti delle persone, ma lo è anche in termini economici dove avere una legislazione che tuteli i cittadini dal monopolio assoluto di pochi grandi colossi del web, è l’unica possibilità per evitare che buone idee e spinte imprenditoriali vengano stroncate sul nascere da «guardiani del Web in grado di stabilire chi ha successo online e chi no» spiega ancora De Martin.

L’obiettivo finale dunque secondo la presidente Laura Boldrini è chiaro: «quanto prima la Dichiarazione faccia da base a una mozione unitaria che impegni il governo a promuoverne i contenuti in contesti nazionali e internazionali», il testo infatti è da leggere come «un cantiere in evoluzione » su cui la commissione «continuerà a lavorare».

@GioGolightly

 

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