Cosa bisogna leggere (e ascoltare) per scendere in piazza al fianco dei leader della nuova sinistra di Pablo “El Coleta” Iglesias e Alexis Tsipras.

Escono quasi tutti dalle facoltà di filosofia e scienze politche. Hanno studiato nelle stesse università. Hanno stretto rapporti con i professori più radicali, spesso post marxisti, sempre esperti di movimenti. La nuova sinistra europea, ha i volti nuovi di Pablo Iglesias Turrìon e Alexis Tsipras, adatti ai tempi della rottamazione, sì, ma è tutto fuorché postideologica. Bisogna averre solide basi culturali per essere un buon militante di Podemos. Meno attenzione alla camicia, che può pure esser bianca ma non è certo quello il punto, e più alle letture dunque, senza sorprendersi di incontrare, tra i testi fondamentali, molta Italia.

Non era così male la sinistra, dalle nostre parti, una volta. Per facilitarvi il compito noi di Left abbiamo compilato una prima biblioteca essenziale.

Ecco un elenco delle cose da leggere, ascoltare o guardare per capire meglio cosa c’è nelle teste degli animatori di Podemos e di Syriza.

Indignatevi!. Lettura obbligata e rapida: sono proprio le basi. «I giovani cambiano il mondo, ma a volte le buone idee gliele danno i vecchi», ha scritto Michela Murgia alla morte di Stéphane Hessel, il 27 febbraio 2013. Nel 2011, il pamphlet scritto dall’allora 94enne ex-partigiano francese è stato la scintilla che ha fatto riversare nelle piazze spagnole decine di migliaia di giovani, il 15 maggio. Molti avevano la maschera del Guy Fawkes di V per Vendetta, come i loro coetanei di Occupy Wall Street. Siccome poi anche le rivolte si vendono bene, all’epoca potevate trovare il libriccino, rosso e con un grande punto esclamativo, vicino alle casse della Feltrinelli: l’avete visto sicuramente. L’hanno letto quasi tutti, nelle piazze del battesimo del Movimento 15-M, seme da cui è nato Podemos. «Tutti i movimenti che hanno difeso i diritti sociali sono riferimenti fondamentali per noi», dice Iglesias con un tono che potrebbe esser proprio quello di Fawkes: «La chiave non è votare Podemos o Pablo Iglesias, noi non risolveremo niente, la chiave è che le persone si organizzino e si impadroniscano del potere».

Sulle ragioni del populismo, Ernesto Laclau. Tre esponenti chiave di Syriza, compreso Yanis Varoufakis, hanno studiato all’Università dell’Essex con questo professore post- marxista di origine argentina, allievo di Eric Hobsbawm, formatosi sui testi di Antonio Gramsci e sullo studio delle esperienze peroniste in America Latina. I teorici di Podemos devono a lui, e al lavoro condotto insieme alla moglie Chantal Mouffe, lo scioglimento di molti nodi sul rapporto tra movimenti e potere politico.
Il cuore della tesi di Laclau è il rifiuto del populismo, forza di destra antidemocratica, e invece la sua riconcettualizzazione come ingrediente essenziale per la costruzione di una “democrazia radicale” che superi le tradizionali categorie politiche e ponga la base egemonica per le rivendicazioni delle nuove classi emarginate. Complicato? Abbastanza.

Le vene aperte dell’America Latina, Eduardo Galeano. A ulteriore testimonianza dell’importanza delle esperienze politiche latino- americane per Podemos, alla fine del 2014, una delegazione di europarlamentari del partito ha viaggiato per il Continente incontrando il presidente boliviano Morales, l’equadoregno Correa e l’uruguagio Mujica. Proprio in Uruguay, Iglesias e compagni hanno incontrato nel programma tv, condotto da Iglesias, “Fort Apache” (dovete vederlo, ovviamente), le puntate sull’America Latina erano intitolate ai suoi libri. «Sono nemici della disperazione», ha scritto Galeano in una dedica per i suoi ospiti.

Ora o mai più. Su youtube ce ne sono alcuni spezzoni, ma si trova il dvd. Cercate il film del regista Lucio Pellegrini e ordinatelo, perché il 19 luglio 2001 sia Alexis Tsipras che Pablo Iglesias erano in viaggio verso Genova per il G8, proprio come il protagonista del film. Tsipras non arrivò mai, bloccato dalle forze dell’ordine italiane ancora sul traghetto. Per Iglesias c’è invece un video su youtube che mostra un ventitreenne, rappresentate del movimento Resistencia Global, con il codino. È infuriato e racconta le cariche della polizia.

L’esperienza di Genova è centrale per i due giovani leader: «È lì che abbiamo capito che l’eurocomunismo dei partiti andava superato, che la società e i movimenti erano più importanti, abbiamo assimilato linguaggio e simboli del- la protesta giovanile», ha spiegato Tanos Koronakis, dirigente di Syriza.

No logo. Definito dal New York Times “la bibbia del movimento no-global”, il saggio di Naomi Klein, giornalista canadese, contro la omologazione operata dalle politiche commerciali delle multinazionali, entra di diritto nelle biblioteche dei militanti della nuova sinistra politica europea. Oggi, Klein torna in edicola con un nuovo libro: Una rivoluzione ci salverà (Perché il capitalismo non è sostenibile). Come Galeano, anche lei è tra i firmatari dell’appello a favore delle proposte di Podemos.

¡¡Que corra la voz!!. In Grecia, è noto, le manifestazioni si chiudono con Bella Ciao. In Spagna capita spesso di sentire le note del collettivo degli Ska-P: «Sono il gruppo preferito di Pablo», giurano i militanti di Podemos. Può anche non piacervi ma è così, dovrete farci l’orecchio. Come i membri degli Ska-P, Iglesias tifa Rayo Vallecano, la squadra del quartiere operaio di Madrid. L’apprezzamento è ricambiato: «Voterò Podemos: un’iniziativa molto vicina al popolo e alle sue esigenze», ha detto il cantante e leader del gruppo Pulpul. Un endorsement pesante, vista l’influenza dei testi e delle canzoni degli Ska-P.

The New Left Review.«Dopo la morte di Eric Hobsbawm mi sto appassionando a Perry Anderson», ha confessato Iglesias a Repubblica e questo nonostante l’ex direttore del The New Left Review non sia sempre stato gentile con Syriza e Podemos («Sono molto meno radicali dei movimenti della destra anti-sistema, che invece è pienamente anti-neoliberale», dice lo storico). La rivista, che potete scaricare online, negli anni è diventata un punto di riferimento fondamentale per il dibattito attorno ai “movimenti globali anti-capitalisti” che rappresentano il cuore della riflessione politica di Iglesias, così come dei gruppi dirigente di Syriza.

Impero.Una citazione di Toni Negri, sociologo italiano, apre la tesi di dottorato di Iglesias, intitolata “Moltitudine e azione collettiva post- nazionale”. C’è molta Italia in questo lavoro, dedicato a Marco Beltrami, anima del centro sociale La Talpa e l’Orologio, di Imperia, e ideatore dell’esperienza dei Cantieri Sociali. Il sito del centro sociale suggerisce un’altra lettura, con una citazione del teorico operaista Mario Tronti, oggi senatore Pd: «Ribellarsi è giusto: ma bisogna farlo bene, saperlo fare bene, imparare a saperlo fare bene, e questo è il compito di una vita». La tesi di Iglesias è stata concepita «nelle lunghe giornate passate all’Aula C occupata della Facoltà di Scienze Politiche di Bologna». Tempi di Erasmus. Sulla base del lavoro di Michael Hardt, il coautore americano, e Iglesias sostiene che il capitalismo contemporaneo contiene in se stesso la possibilità di un’azione politica antagonista. Attuata non più dal proletariato ma da moltitudini di emarginati in uno scenario post-nazionale.

Game of Thrones. Matteo Renzi guarda “House of Cards”. Pablo Iglesias, “Game of Thrones”. Sono due rappresentazioni del potere radicalmente asimmetriche: quella di “House of Cards” asfittica, racchiusa nelle stanze dei bottoni, e attraversata da un épos che innalza il cinismo e il potere in quanto tale a bene cui tendere. “Game of Thrones”, invece, rappresenta il potere come “vera anarchia” e ne esalta arbitrarietà e crudezza, sussumendo nella lotta contro di esso una mitologia positiva. Alcune figure di spicco di Podemos hanno persino scritto un saggio di teoria politica dalla serie tv: «Vincere o morire. Lezioni politiche in Game of Thrones». Ogni attore o personaggio è fonte di ispirazione. Petyr Baelish? «Ci ricorda che viviamo in un mondo in cui alcuni uomini hanno la fortuna di nascere nella famiglia giusta, gli altri devono cercare il proprio cammino». Il rampollo reale Jof- frey? «Crede che sia sufficiente stare seduti sul Trono di Ferro per essere riconosciuto da tutti come il legittimo rappresentante del potere». Ned Stark? «Senza dubbio è moralmente inattaccabile, è l’eroe morale della serie, ma il mondo che risulta dalle sue azioni è migliore o peggiore di quello che risulta dalle azioni di Varys, Tyrion o Khaleese?».

L’ero è la regina Khaleese che «usa la politica per migliorare le cose». Iglesias ha però anche dichiarato di ammirare Tyrion Lannister: «Adora la vita come i personaggi di Kerouac senza essere ingenuo o auto-distruttivo. È lucido, capisce di politica come Macchiavelli e tuttavia è compassionevole e coraggioso in battaglia pur essendo un nano. Né la sua deformità né la sua classe sociale lo hanno reso crudele».

[social_link type=”twitter” url=”https://twitter.com/nicolocavalli” target=”on” ][/social_link] @niccolocavalli