La morte in diretta e poi sui social media. Due persone sono morte e una è rimasta ferita in quella che appare essere una sorta di folle vendetta contro un ex datore di lavoro. La reporter della WDBJ7 Alison Parker e il cameraman Adam Ward sono stati uccisi in diretta Tv mentre intervistavano Vicki Gardner, direttore della camera di commercio di Moneta, in Virginia. A ucciderli, per poi uccidere se stesso è stato Vester Flanagan, di 41 anni ex dipendente dell’emittente televisiva locale per la quale lavoravano anche le vittime tra il 2012 e il 2013 come giornalista multimediale. In onda – e su Twitter, dove ha postato un video dei minuti e dei secondi che precedono la sparatoria – Flanagan usava il nome di Bryce Williams (qui sotto in’onda prima di venire licenziato)

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Le morti di ieri aprono un capitolo nuovo, quello dell’assassino che vuole rendere virale il suo atto sul Web: girando il video e poi postandolo su Twitter, Flanagan si è garantito un’audience planetaria immediata. Molti, da subito, hanno protestato con quegli account che rilanciavano il video e il social network ha deciso in fretta di rimuoverlo. I media italiani, invece, non sembrano avere remore e, per un click, postano qualsiasi cosa (qui sotto il tweet di una freelance in Italia: “standard giornalistici prevedibilmente bassi”, scrive) Ma dopo i messaggi pre-registrati, gli annunci sui propri account personali, qui siamo alla diretta e alla viralizzazione dell’omicidio. Una nuova frontiera.

 

Le morti in Virginia riaprirano il dibattito sulla follia americana di consentire la circolazione, l’acquisto e il porto d’armi come se si trattasse di occhiali da sole. Negli ultimi anni i morti sono decine e gli episodi simili o p più gravi. Persone che uccidono per eccesso di difesa o anche in assenza di minaccia, come nel caso della morte di Trayvon Martin colpevole di essere uscito di casa con un cappuccio sulla testa in una serata di pioggia: per un raptus o perché pazienti psichiatrici che avevano avuto facile accesso ad armi da fuoco come nel caso delle scuole elementari di Sandy Hook, Newtown, in Connecticut, quando il 20enne Adam Lanza ha ucciso 20 bambini e 6 adulti del personale scolastico nel 2012. Nello stesso anno i bambini sotto i dieci anni uccisi da armi da fuoco negli States sono stati almeno 92. Numeri da Paese in guerra. A Lanza era stata diagnosticata la sindrome di Asperger e altri disturbi e di probabile anoressia in passato. Anche a Seung-Hui Cho, che nel 2007 ha ucciso 32 persone al Virginia Tech nella peggior strage ad opera di un singolo negli Usa, soffriva di disturbi psichiatrici. Eppure entrambi – nel caso di Lanza la madre – hanno potuto comprare o ottenere armi da fuoco in maniera legale.

Secondo uno studio presentato a fine agosto al meeting dell’American Sociological Association, negli Stati Uniti vive il 5% della popolazione mondiale, questo 5% ha dovuto assistere al 31% dei morti ammazzati in tempo di pace tra il 1966 e il 2012. Il sociologo della università dell’Alabama Adam Lankford ha trovato una diretta correlazione tra il possesso di armi e la violenza. Gli Stati Uniti sono nettamente al primo posto per possesso di armi nel mondo, le stime massime parlano di 88,8 armi da fuoco per ogni 100 persone – distante secondo è lo Yemen, 54.8 per 100 persone. E tra il 1992 e il 2012 si sono verificati 292 episodi con un minimo di quattro morti (la mappa interattiva qui sotto). Se si contano solo i casi nelle scuole o sui posti di lavoro, come quello dell’omicidio in diretta in Virginia, gli Usa vantano il 62% dei casi a livello mondiale. Aumenta il numero di armi ma diminuisce quelo degli armati: se negli anni ’70 circa la metà della popolazione possedeva un’arma, oggi gli armati sono “solo” il 35%.

Come mai non si fa nulla?
La prima risposta è semplice: nel 2012 la National Rifle Association , NRA, la lobby pro-armi, ha finanziato le campagne elettorali con più di un milione di dollari (90% a candidati repubblicani), ha speso 2 milioni in lobbying per leggi in favore delle armi nel vari Stati e investito 16 milioni a favore (o contro) candidati amici (o nemici). Quindici dei suoi dirigenti su 28 sono stati eleti in Congresso in passato. La lobby pro-armi è insomma capace di influenzare direttamente le politiche a livello nazionale e statale. E anche l’opinione pubblica: il 65% circa degli americani ritiene he portare un’arma – come dice il secondo emendamento – sia un diritto. C’è la cultura di alcuni Stati dove si caccia molto e la natura è aggressiva. E poi c’è la NRA.

Tra 2010 e 2011 la NRA ha fatto lavoro di lobby per scrivere una legislazione modello da far approvare in ogni Stato. Ha funzionato: Mark Zimmerman, la persona che ha ucciso Trayvon Martin, si è difeso in un’aula di tribunale usando la legge della Florida denominata “Stand your ground”. Si tratta di una versione aggressiva della legittima difesa – ho temuto che avesse una pistola, ho sparato. In forma diversa, la stessa formula che si usa per scagionare i poliziotti che sostengono di aver avuto “il ragionevole dubbio” che il nero di turno morto ammazzato avesse un’arma in mano. Ogni volta che un nero muore la versione è: “ha messo una mano in tasca”.

Quanto è facile procurarsi armi?
Molto, le leggi richiedono pochi controlli e tempi di attesa minimi. E le possibilità di aggirarle sono molte. Le armi si vendono e contrabbandano con facilità tra Stato e Stato e alle fiere campionarie è facile comprarne anche fuori dal proprio Stato – e quindi senza che vengano fatti i controlli di legge su fedina penale o comportamenti anomali o aggirando la normativa degli Stati più rigorosi. Un esempio clamoroso è quello di Reddit, social network che offre una sotto-sezione nella quale è possibile vendere e compare armi da fuoco usate.

I fautori della diffusione delle armi sostengono che assassini, criminali e killer colti da raptus si fermano se in giro c’è più sorveglianza e più persone armate.
Falso: i dati indicano che dal 1982 a oggi, solo una volta un assassino è stato fermato da un passante armato. Un poliziotto fuori servizio, che inoltre ha prima investito con l’auto il killer. In generale sono molti di più i morti per litigi futili nei quali compare un’arma da fuoco che non quelli per legittima difesa o intervento di qualcuno.

I costi, processuali, di cura per le vittime, di indagine di polizia, di detenzione, di questa strage continua sono enormi. Il video qui sotto è il frutto di una lunga inchiesta condotta da Mother Jones sul tema e spiega come si arriva alla cifra paurosa di 229 miliardi di dollari l’anno. Più di quanto costi l’obesità diffusa o di quanto si spenda per Medicaid, l’assicurazione sanitaria pubblica per gli anziani.

@minomazz

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