Truman, Stalin, Churchill. E poi Castro, Reagan, Thatcher, Fanfani. Da domani Elisabetta II diventa la regnante più longeva della storia del Regno Unito, superando la piccola e severa Vittoria, regina della rivoluzione industriale e dell’Impero, avendo regnato per 63 anni, sette mesi e due giorni. Dal 1952, anno della sua incoronazione, ad oggi, Elisabetta II ha visto passare 13 premier britannici, 12 presidenti degli Stati Uniti e decine di governi italiani (che nella prima repubblica duravano pochino). Più longevo di lei, in circolazione c’è solo il re di Thailandia, Bhumibol, che è salito al trono nel 1946.

Generazioni di cittadini britannici le sono passate davanti e si sono abituate a quella che è diventata un’icona dei nostri tempi e di quelli passati. La abbiamo vista fotografata in ogni momento e luogo, con cappellini di tutti i colori e tutte le fogge, incontrarsi con re di tribù africane e premier indiani, in quanto regina e capo del Commonwealth. E poi il 1992, l’annus horribilis della monarchia britannica, quando Carlo e Diana divorziarono, Sarah finì sui tabloid e il castello di Windsor andò in fiamme. Ancora, i funerali di Diana e la profonda crisi di immagine della monarchia britannica: un disastro che tolse in maniera definitiva l’aura divina alla corona. Se quando Elisabetta ascese al trono c’era ancora qualcuno che credeva che il regnante fosse scelto da dio, gli scandali a ripetizione (e il fatto che ci fossero la Tv e i tabloid a diffondere immagini) chiusero quell’era in maniera plastica.
Oggi la regina è un capo di Stato, che non conta granché, ma è pur sempre una degli elementi che formano l’identità britannica, persino nel 2015. E poi, come cantavano i Sex Pistols nel 1977 (qui sotto, assieme alle immagini cinegiornale sul viaggio in Italia nel 1963), porta turisti e i turisti sono soldi. Ma anche loro, oggi, sono poco più che vecchie icone britanniche. Proprio come la regina che sulla copertina del loro singolo, li aiutò a diventare ricchi.


 

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