Lo scriviamo da anni, lo diciamo da decenni, lo viviamo da sempre. Nasciamo uguali, sono come noi, cercano una vita, sono asilanti. Non c’è nessuna invasione. Li prendiamo a casa nostra. Quel modo di pensare “pezzi” e di distinguerli sulla base della pigmentazione della pelle è disumano. Sono una risorsa, portano figli, sono parte del nostro Pil… e così via. Le abbiamo tentate tutte. Dalla più difficile, una nuova idea di uguaglianza, alla più facile, ci “conviene” che arrivino. In ogni pagina, in ogni luogo, in ogni rapporto, persino in ogni trasmissione televisiva. Col rischio di sembrare ogni volta sciocchi. Con le ali. Sinistroidi senza midollo. Ci hanno preso in giro, ci hanno accusato di essere buonisti, ci hanno gridato di non pensare agli italiani, di dire solo “Non è vero, non è così”.

Sembravamo avere le ali troppo aperte e di essere troppo lontani dalla terra, anzi di averla dimenticata, mentre di terra i peggiori volevano urlare. Poi puff, la bolla dei neri e sporchi, dei pezzi, delle quote, dei bombardamenti ai barconi, della Merkel cattiva, dell’Italia in pericolo, della sicurezza perduta, dell’Is alle porte di Roma, si sgonfia. Come per incanto i nostri giornali… sì, i nostri soliti giornali pieni zeppi di pro e contro, di emergenze, di allarmi, di cifre a troppi zeri, entrano nella bolla vicina. Quella del bimbo riverso sulla spiaggia. Per giorni la bolla è stata: foto sì, foto no. Incredibile, i grandi della terra commossi avrebbero aperto le loro frontiere alla vista del bimbo. Riverso sulla spiaggia. Non siamo entrati nella querelle e tantomeno nella bolla. Siamo rimasti a guardare per capire ancora una volta cosa accadeva. Certi di tutto quello che avevamo scritto, conosciuto e pensato negli anni. Una foto o no. Una vita o no. Nessuna vita doveva essere persa. Questo è il punto. Per noi. Ci siamo andati a cercare conferme ufficiali, abbiamo intervistato il prefetto Morcone che ci ha spiegato che le promesse non valgono, che lui la violenza contro i migranti (che le impronte non le vogliono dare) non la usa e non la userà mai. Che Dublino III va cambiata e che è molto contento che la Merkel abbia “cambiato verso”. Siamo stati felici di ascoltarlo mentre ci raccontava di voler cambiare sistema, dai grandi centri di accoglienza (novelle carceri) al coinvolgimento dei Comuni, non solo i 500 attuali, ma tutti gli 8.100. Un’accoglienza lunga che costruisca integrazione perché loro sono il futuro «non c’è un problema di sicurezza in Italia, lo dicono i numeri, i reati sono diminuiti. I migranti ci aiutano. Sono un’occasione». Parola di Vi- minale, non di sinistroidi smidollati.

Nella bolla non ci entriamo, vogliamo rimanere all’erta. Lo chiediamo anche a voi di vedere bene. Perché grande e brava è la Merkel che accoglie i siriani e sospende – per loro – Dublino III ma è meno brava quando continua a voler imporre i centri di registrazione per rimpatri più veloci e la lista dei Paesi sicuri, perché pericolosa è la distinzione che c’è dietro. Asilanti diversi dai migranti economici. Che differenza ci sarà mai tra morire di fame o di guerra? È diverso il bimbo riverso sulla spiaggia di Bodrum da quello delle stive a largo di Lampedusa? No. Non è diverso. Quindi attenti alle bolle. Mediatiche e politiche. Ma anche culturali che ci stringono all’angolo tra buoni e cattivi. Leggete, tutto e tanto, noi siamo tornati in Siria per dirvi degli errori, e in Grecia per raccontarvi di come vivano gli afghani in fuga. Siamo tornati nelle scuole e a scrivere di un pezzo di Chiesa indigeribile. Di bimbi scienziati e di Ulisse, lavoratore stagionale scappato, come migliaia di altri, da una terra violenta. Il protagonista del racconto di Daniele De Michele (a puntate su Left) a cui viene chiesto: “Ma tu vuoi veramente sapere come stanno le cose?”. Noi sì.

@ilariabonaccors

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