In Lombardia, se sei un albergatore e ospiti dei profughi (e ricevi per questo i contributi dello Stato), non riceverai i contributi regionali. È quanto deciso – e approvato – ieri dal Pirellone. Un pratico disincentivo di cui è molto fiero il governatore leghista Roberto Maroni. E ancor di più Matteo Salvini, che non ha aspettato nemmeno una manciata di minuti per esultare sul suo (solito) twitter. L’emendamento – discusso a lungo e spesso al centro di dure polemiche – alla fine è stato approvato ed è quindi legge. Maroni, per portare a casa questo risultato ha dovuto fare un paio di passi indietro: il testo originale prevedeva pure una sanzione da 5 a 10mila euro e la sospensione dell’attività da sei mesi a un anno per i gestori delle strutture alberghiere. Ma alla fine ha potuto contare su una maggioranza che va da Forza Italia alla Lista Maroni e tiene dentro Ncd. Sì, proprio Ncd, che su questa vicenda mette a nudo una forte spaccatura. Roma, che ha a capo del Viminale il massimo esponente di Ncd, minaccia di impugnare questa legge presso la Corte costituzionale come discriminatoria.

 

La nuova legge regionale, di fatto, si rivela penalizzante nei confronti degli albergatori che ospitano – o hanno ospitato – profughi: non potranno ricevere i contributi regionali per acquisto, costruzione, riqualificazione, ristrutturazione e ammodernamento degli immobili. Non potranno contare sulla loro Regione, insomma. E l’unica “salvezza” è dimostrare di essere stati costretti dal prefetto.

Il Testo dell’emendamento approvato

«I contributi di cui al comma 1, nel caso in cui i richiedenti siano strutture ricettive alberghiere e non alberghiere ai sensi della presente legge, possono essere concessi esclusivamente qualora il fatturato o il ricavato dell’attività ricettiva degli ultimi tre anni sia integralmente derivante dall’attività turistica. Nel fatturato o ricavato non sono computate le entrate relative ad attività conseguenti a clamità naturali o altri eventi determinati sda disastri naturali o incidenti di particolare rilevanza o altresì in esecuzione di specifici provvedimento coattivi». (emendamento 113 alla legge regionale sul turismo in Lombardia)

Registrateli, registrateli, continua a chiedere l’Europa. Ma poi, pur riuscendo a registrarli, dove vanno a finire? Il sistema Dublino – ricordiamo – è ancora in vigore, nonostante le buone intenzioni. E le quote – ricordiamo anche questo – sono ancora sulla carta, nonostante gli infiniti vertici. Perciò l’Italia, come anche la Grecia e adesso i Paesi di frontiera dell’Est Europa, continua a ricevere migranti, ogni giorno, senza sosta.

Qual è lo stato dell’accoglienza in Italia?

I grandi centri sparsi sul territorio nazionale sono 23, sono elencati sul sito del ministero dell’Interno. E ospitano 32.471 stranieri (dato di fine 2014). La Regione che ne conta di più è la Sicilia.

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I 4 Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa) ospitano gli stranieri al momento del loro arrivo in Italia: prime cure mediche, fotosegnalazione, richiesta protezione internazionale. Successivamente, a seconda della loro condizione, vengono trasferiti nelle altre tipologie di centri.

Le 14 strutture tra Centri di accoglienza (Cda) e Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara): garantiscono prima accoglienza allo straniero rintracciato sul territorio nazionale per il tempo necessario alla sua identificazione e all’accertamento sulla regolarità della sua permanenza in Italia. Nel Cara vengono inviati gli stranieri irregolari che richiedono la protezione internazionale, per l’identificazione e l’avvio delle procedure relative alla protezione internazionale.

I 5 Centri di identificazione ed espulsione (Cie): per stranieri giunti in modo irregolare non fanno richiesta di protezione internazionale o non ne hanno i requisiti. Il tempo di permanenza (18 mesi al massimo – link al decreto legge n.89/2011 convertito dalla legge n.129/2011) è funzionale alle procedure di identificazione e a quelle successive di espulsione e rimpatrio.

Il Viminale annuncia un nuovo approccio di accoglienza: basta grandi centri e accoglienza diffusa con gli Enti locali. Lo ha fatto anche il capo del dipartimento Immigrazione, senza peli sulla lingua: Morcone. È in questa direzione che dovrebbe, quindi, muoversi il nuovo bando per potenziare di 10mila posti i progetti Sprar. Bando, già annunciato sia dal Viminale che dall’Anci di Piero Fassino. Ma sono ancora pochi i Comuni a usare fondi e progetti Sprar: 500 su 8.100.

Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. Insieme al terzo settore, negli Sprar, si garantiscono interventi di “accoglienza integrata”, superando la sola distribuzione di vitto e alloggio, e prevedendo misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento.

I progetti Sprar sono in 500 Comuni e ospitano 22mila richiedenti.

@TizianaBarilla

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