Facile non sarà facile, e l’avvio non lascia sperare bene. Neanche un giorno di vita e il governo Tsipras perde già un pezzo, anche se non per questioni legate all’attività del governo, agli equilibri tra maggioranza e opposizione. Neanche ha preso possesso del suo ufficio, Dimitris Kammenos, membro del partito nazionalista dei Greci Indipendenti Anel – alleato di Syriza già nel precedente governo – e si è dovuto dimettere. Lo stesso Tsipras aveva chiesto il passo indietro di Kammenos, indicato come sottosegretario alle infrastrutture, all’omonimo leader di Anel, Panos Kammenos, con cui negli ultimi giorni lo vedete abbracciato in tutte le foto del comizio post elezioni.
 

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«Finché non sarà fatta luce sui post antisemiti e razzisti, il viceministro deve contribuire al chiarimento con le sue dimissioni», ha risposto il leader dei nazionalisti, su twitter. A Dimitris Kammenos, infatti, viene recriminato di aver negli anni condiviso alcune teorie complottistiche sugli attentati dell’11 settembre, di aver definito il gay pride «patetico», ma soprattutto di aver paragonato la trattativa con Bruxelles e Berlino all’Olocausto. Dimitris Kammenos si è difeso dicendo di voler evocare un «olocausto economico», ha anche evocato un «attacco informatico» e ha poi però eliminato il suo account da Twitter.

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