È bufera su Michele Anzaldi, deputato del Pd, membro della commissione di vigilanza Rai. A scatenarla sono le sue parole raccolte dal Corriere della Sera: «C’è un problema con Rai3 e con il Tg3, sì», dice, «ed è un problema grande, ufficiale. Purtroppo non hanno seguito il percorso del Partito democratico: non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, Matteo Renzi, il quale poi è diventato anche premier. Niente, non se ne sono proprio accorti! E così il Pd viene regolarmente maltrattato e l’attività del governo criticata come nemmeno ai tempi di Berlusconi».


 Anzaldi non si è proprio trattenuto: «Si sono chiesti a Rai3 perché Renzi è andato due volte da Nicola Porro a “Virus” su Rai2? E perché, se dobbiamo spiegare una legge, preferiamo che i nostri parlamentari vadano da Bruno Vespa?». Perché lì – è la risposta – stanno più comodi.

Anzaldi ce l’ha con Bianca Berlinguer, direttrice del Tg3 da cui evidentemente si aspetta un trattamento di favore per il governo, che pensa di non ricevere, e soprattutto con il direttore della rete Andrea Vianello da poco convocato proprio dalla commissione di vigilanza. Il Pd a Vianello rimprovera gli ascolti non eccellenti, ma in particolare le interviste di Ballarò ai 5 stelle, «inaccettabili». Anzaldi non si è proprio trattenuto, spiegando anche quale parametro spinga Renzi a scegliere le sue comparsate televisive: «Si sono chiesti a Rai3 perché Renzi è andato due volte da Nicola Porro a “Virus” su Rai2? E perché, se dobbiamo spiegare una legge, preferiamo che i nostri parlamentari vadano da Bruno Vespa?». Perché lì – è la risposta – stanno più comodi. Le parole di Anzaldi scaldano un clima già teso, in vigilanza e direttamente in Rai, tra dirigenti e redazioni, dove è imminente un giro di nomine. C’è in ballo il ruolo di Vianello, appunto, la direzione dei Tg e delle altre reti, radio e tv, e della concessioria pubblicitaria. C’è in ballo l’approvazione definitiva della riforma della Rai, poi, che Renzi vorrebbe entro l’anno. A quel punto le nomine sarebbero più che giustificate e i poteri tutti in mano all’attuale direttore generale Campo Dall’Orto, nominato dal governo con la legge Gasparri (che Renzi aveva giurato non avrebbe mai applicato, dando poi la colpa alla lentezza del processo legislativo e alla scadenza del Cda). E se nei giorni scorsi si susseguivano voci di anonimi (riportate dal Fatto e dal Foglio) sulle intenzioni bellicose dei renziani, oggi le opposizioni e minoranza interna hanno titolo per mostrarsi incredule.


 Non è la prima volta che Anzaldi critica la Rai. Fu lui a censurare l’imitazione che la comica Virginia Raffaele fece di Maria Elena Boschi, sempre su Rai3, a Ballarò.  «Mi chiedo se sia da considerare servizio pubblico» disse in merito.

«Insomma il Partito Democratico ora dichiara guerra a Rai 3 e alla redazione del Tg3», dice il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni: «Dopo Renzi e gli insulti di De Luca, ora è la volta di Michele Anzaldi». Fratoianni fa riferimento alla battuta del presidente della Campania che, indispettito dalle attenzioni di Report, ha sostenuto che Rai3 faccia «giornalismo camorristico». «Roba che nemmeno Berlusconi e i berlusconiani più accesi», prosegue il coordinatore di Sel, «avrebbero espresso pubblicamente negli anni del loro strapotere». «C’è da augurarsi che i vertici del Pd prendano le distanze dalle sconcertanti dichiarazioni di Michele Anzaldi», dice invece il democratico Alfredo D’Attore: «Si tratta di posizioni incompatibili con la storia del Pd».

Il senatore del Pd Andrea Marcucci, anche lui renziano, per il momento difende invece Anzaldi, in particolare dalle critiche che arrivano anche dai 5 stelle (effettivamente sopra le righe, come sempre i toni di Beppe Grillo). Ma Anzaldi – già portavoce di Francesco Rutelli – non è la prima volta che critica la Rai. Fu lui a censurare l’imitazione che Virginia Raffaele fece di Maria Elena Boschi, sempre su Rai3, a Ballarò. Poteva non piacere, ovviamente, ma Anzaldi disse proprio «mi chiedo se l’imitazione di Maria Elena Boschi sia da considerare servizio pubblico».

Anche la deputata Alessia Morani, vice presidente del gruppo Pd alla Camera, difende il collega: «Le offese dei 5 stelle ad Anzaldi, oltre che ingiuste, sono un vero paradosso», dice, «arrivano infatti da quelle stesse persone che si sono distinte per la caccia al giornalista nemico e per un’occupazione di sapore squadrista della sede Rai di Viale Mazzini, con tanto di minacce ai giornalisti secondo loro non abbastanza ossequiosi. Sono, poi ingiuste, perché in Anzaldi non c’è alcun intento lottizzatorio ma solo la preoccupazione di garantire la qualità e l’indipendenza del servizio pubblico. Una preoccupazione che Anzaldi dimostra con coerenza».

 

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